martedì 30 giugno 2009

lunedì 29 giugno 2009

sabato 27 giugno 2009

ITAL DEI TALI / n.11 (Mollette che stendono)


STRAGE DI USTICA
Molly - Cossiga dice che 29 anni fa il DC-9 Itavia fu abbattuto da un missile lanciato da un aereo francese.
Mollo - Sono sempre più convinto che è stato colpito da una grande Omertà.

AS COLTO



In questo silenzio
mi sto ascoltando.

Dove ero quando mi cercavo?!
Dove sarò quando sarò?!
Dove sono quando mi sono trovato?!

Dove sono ora che è.
Ora sono, ora che è!!


______
E continuerò a cogliere.

mercoledì 24 giugno 2009

AA EE II OO UU (Ovvero parole DECAVOCALICHE*)



Un neomusatti-freudiano
nel suo studio di Roma
del quartiere Aurelio-Laurentino
sposò una subconcettualizzazione
parafuturologimminente
per un minimegaquadrupedotto,
per un subcarabinieruncoletto
e per un subpalafrenieruncolino.

Il dissidio era:
può il primo brucare
le aiuolesequoia
nel suo micro garden,
il secondo usare una subcesoiaquoiame
per far ridere il maresciallo a crepapelle
e l’ultimo amare una dama
russaindioeuropea, suditalicoeuropea
oppure indiousaeuropea?!


___________
* Preferisco chiamarle “Supersolunivocalicae”: cioè parole con tutte e 5 le vocali AEIOU, ma doppie.


Provo a lanciare la sfida.
Tra quelle sopra riportate mi intrigano parole come “Aurelio-Laurentino” perché contengono ripetute due volte nella stessa sequenza: AUEIO, parafuturologimminente perché le cinque vocali si ripetono a due a due: AA UU OO II EE, nonché aiuolesequoia perché le vocali sono a specchio, ovvero palindrome AIUOE-EOUIA.
Le varianti e le combinazioni delle dieci vocali per formare parole compiute sono una enormità, ma quelle con un senso apprezzabile non sono poi tante, comprese quelle estremamente fantasiose come subpalafrenieruncolino.

Sono molto autosuggestionabile?! Ho bisogno di una autorieducazione? Mah, chi può dirlo meglio di me con altre parole? Vi aspetto.



martedì 23 giugno 2009

lunedì 22 giugno 2009

VERSI, MESCOLI E IMPINGUI


Suoni, canto e danzi
e tutto questo ci fa contenti.
Togli, rimetto e scanzi
la tristezza per nuovi intenti.

Verso, mescoli e impinguo
nuova linfa per il nostro amore.
Dipingo, stendi e intingo
pennellate di vita ad altro colore.

Musica senza frontiera, musiche esagitate
musica per ogni era, musiche colorate.

Stacco, unisci e tengo
le bugie lontane dai difetti.
Scaldo, accendi e spengo
le gelosie con freschi affetti.

Stringi, allargo e allunghi
le fantasie che ci tiene allegri.
Taglio, ricuci e aggiungi
nuove gioie ai giorni tetri.

Musica senza frontiera, musiche amplificate
musica per ogni era, musiche allargate.

Sballi, incarto e scarti
altre dolcezze da gustare.
Scolli, incollo e stacchi
le diversità da armonizzare.

Butto, riprendi e lancio
le malinconie lontano un miglio.
Appendo, stacchi e aggancio
i dubbi ad un nuovo consiglio.

Musica incantatrice, musiche sopraffini
musica per ogni emozione, musiche senza confini.

domenica 21 giugno 2009

sabato 20 giugno 2009

OMAGGIO A VITO RIVIELLO



L’assassino


Testimonierò che il mio assassino
era di aspetto gentile, garbato
anche nei modi di colpire, democratico
nell’infierire a caso, senza privilegiare
punti del corpo particolari,
non ci potrei giurare
ma massacrandomi col machete
recitava Foscolo dei Sepolcri
e sul punto di recidermi la carotide
mostrò un occhio blando
d’antiche tenerezze frustrate
sì da mettermi in pace
ed accettar la sorte d’una follia
discesa per le vie di povertà peregrine
c’hanno tenuto fino all’ultimo
intatta la bontà dell’omo.


________

Un campo di girasoli
a Cortona in Arezzo
un campo di paraculi
a Cortina d'Ampezzo.


________

Il 18 giugno 2009 è morto l'amico poeta Vito Riviello conosciuto a Roma negli anni '80 durante gli incontri culturali tra artisti (pittori, scrittori, poeti, registi, musicisti, ...) in via del Babuino nella redazione/galleria d'arte della casa editrice Carte Segrete.
Era nato a Potenza nel 1933. La sua poetica è sempre stata contrapposta alla monumentalità della cultura ufficiale utilizzando espedienti letterari come la comicità, l'ironia, i motti di spirito e l'improvvisazione. Vi segnalo alcuni suoi momenti di assurda e cruda poeticità:
Poeti in gara 1989 - Giovanna Bemporad vs Vito Riviello
Vito Riviello in redazione [videor 01]
Vito Riviello a sud del sud, tre inediti
Ti do un occhio / Chiamami Pinocchio
Videor 06_incipit

A Vito, con affetto.

DONNE A PALAZZO G.



“È mai possibile, oh porco di un cane,
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane.
Anche sul prezzo c'è poi da ridire,
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire”.

Ciò detto agì da gran cialtrone,
... ... ...


_________
Carlo Martello ritorna dalla Battaglia di Poitiers, Volume 1, 1967
(
Fabrizio De André - Paolo Villaggio)

venerdì 19 giugno 2009

REGOLA ARITMET(R)ICA



Se dici uno, un dici.



_______
Tre numeri completamente diversi ma uguali tra loro: 16, 1, 11.
16 = 1+6 = 7; 1 = 1; 11 = 1+1 = 2
7+1+2 = 10; 10 = 1+0 = 1

Inoltre, 16+1+11 = 28 = 2+8 = 10 = 1+0 = 1.
_____
Dimostrata la rEGOla, ma non i livelli di lettura (di scrittura poi).

Post. S.
Umberto Eco mi apostroferà come uno dei più perfidi “diabolici”.
SiSifO, vieni in mio aiuto (S.O.S.).
Dante ti invoco: Papi Stana Aleppe... Papi Stana Aleppe.

giovedì 18 giugno 2009

AI SEMAFORI



... a capo?!
Un mazzo di rose, un accendino,
una lavata ai vetri, il giornale
del mattino?... ...

E basta!
E te lo dico col dito, con la testa,
con la bocca.
E basta!
Te lo dico ogni mattina, ma tu
continui, ti insinui
ritenti, tanto che ti costa,
lo fai apposta così io ci casco.

E mi preghi e mi freghi,
mi fai il sorriso, ed io
faccio buon viso a cattivo gioco.
Vedrai che dura poco,
domani te lo
negro.
- “Oddio che lapsus, scusami ti prego!” -


_________
Extra comunicazione.

mercoledì 17 giugno 2009

martedì 16 giugno 2009

ITAL DEI TALI / n.6 (Mollette che stendono)



DIGITALE TERRESTRE
Molly - 16 giugno 2009. Data storica per la Televisione italiana.
Mollo - Finalmente potremo vedere i capelli del finto ipotricotico in alta definizione.

RAGNUS DEI



Nell’insidia e nella solitudine
corre esperto il filo insolubile del nodo!
Il ricamo continuo nel buio
della metamorfosi nella celia ombrosa
tende la viscosa ragna
nella paziente veglia pesta del buco
ricucendo l’inganno e il rifugio.

La preda...
il verme risvolto dell’uomo.

La fede...
il vigliacco rifugio dello spirito.

lunedì 15 giugno 2009

ITAL DEI TALI / n.5 (Mollette che stendono)



DEBOLE D'IRENE
Mollo - Se non mi sbrigo mi faccio la pipì addosso.
Molly - Ti consiglio di farla a cunetta!

SEX APPEAL



Ho cercato Dio nel mio cuore,
e ho fatto sesso con la figlia del fattore.
Ho cercato Dio in ogni dove
e ho trovato tante figlie per le alcove.
Ho cercato Dio dove non c’era
e mi si è fatta subito sera.

DIO C’È, e presto lo ritroverò,
perché dovrà ancora ricompensarmi,
così mi risacrificherò.



_________
Exam session
Dio mio, diamoci un altro appuntamento!

domenica 14 giugno 2009

ITAL DEI TALI / n.4 (Mollette che stendono)



CRISI ECONOMICA
Molly - Continuano a dire che l'economia è virtuale...
Mollo - Allora la crisi è on-line!

L'ESCA_UT



Ma non canterà Manon.



_________
L'AMO_RE

L’amerà o non l’amerà?! Canterà o non canterà?!
Questo è il dilemma all’Opera, per di più nota:


Ut
queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
(Sancte Johannes).

Per gli amanti della tradizione o se preferite traduzione...

_________
Per gli Enigmisti:

DO mando
RE verso
Mi luogo
FA lasco
SOL tanto
LA menti
SI lenti.

Tre letture: una nota, un'altra meno, l'altra celata.

_________
Per i venali:

SOLdo Fa Soldo

Stefano Bartezzaghi: «Perché è solo l’ironia che può definirci, in fondo, no?»

sabato 13 giugno 2009

IOD = DIO (Voci del verbo T-ESSERE)



IO SARÒ COLUI CHE È


Ergo, decliniamo al Presente (con responsabilità) il Verbo:

Io DIO
Tu DII
Egli DIA
Noi DIAMO
Voi DIATE
E
ssi DIANO

____________________

MON ADE <-> MON ETA
Diamo a Cesare quel che è di Cesare
e addio quel che è di D'IO.

===%===$======B===33°===J===¥===£===%===

DIOllaro
Diritto Divino-> InterEssi PriVati <-DovEre Umano

«Senza interessi privati
l'evoluzione dell'essere umano
si ferma!
»


G20
NEW WORLD ORDER
(ex NOVUS ORDO SECLORUM)

venerdì 12 giugno 2009

giovedì 11 giugno 2009

CHI È CAUSA DEL SUO MALE PIANGA PIÙ SPESSO



È morta una stella!
Proviamo a pensare quante domande scatena e quanti rimandi implica la rappresentazione dello Stemma della Repubblica Italiana con la frase francese «Ceci n’est pas une metaphore» che da una parte fa il verso al famoso quadro di Magritte e dall’altra ne amplifica i tre livelli di informazione: il messaggio quadro, il messaggio esterno, e il messaggio interno.

Non mi avventurerò nella sfera del linguaggio o del metalinguaggio, così come non entrerò nel merito dei significati e dei significanti. Tanto meno cercherò di ammorbarvi con l’analisi dei segni e dei simboli (ulivo, ruota dentata, stella, etc,) e dei colori, perché una siffatta lettura (incredibile quant’è forte questa semplice parola contrapposta, nell’immagine, con il concetto di «scrittura» presente nell’opera) non ci porta da nessuna parte.

Ulteriormente, non mi avventurerò nei rimandi semiologici, artistici, filologici, insomma a tutte quelle implicazioni intellettuali che l’immagine, così com’è strutturata, cita, contrappone e contiene. Intendo, pietosamente per mie incapacità, porre l’attenzione su un gradino più basso, trovando magari l’appoggio e il conforto di un vostro commento, o semplicemente della vostra momentanea attenzione, ad un livello di interazione intermedio.

L’immagine da leggere (e qui chi legge è uguale per tutti) ricalca lo Stato attuale, o se vi suona meglio, è la rappresentazione del quadro della situazione sociale italiana, nella quale molti magnati ed anchorman nostrani, sguazzano, quella che viene identificata come qualunquismo nazionale, ma che io qui, irriverente artefice MelanComico, definisco come «Nuovo Surrealismo all’Amatriciana», intingoli di bassa Lega. Una sorta di inguacchio o guazzetto maccheronico, senza offesa per il finto ipotricotico Amatore e per l’Amatrice (Zoccola?): un piatto di «Ceci» non si nega a nessuno.

Le domande, dunque! Prima una raccomandazione, tenendo presente che “Noi siamo quello che vediamo”, e di cose ne vediamo davvero tante nel nostro Parlamen(t)o, perciò domande da ramo basso, semplici, da Camerieri (Camera, appunto):

- È ancora il nostro emblema o è solo una rappresentazione?
- È la nostra alleg(o)ria o l’istantanea europea della realtà mediterronea?
- È il simbolo dello Stato o è quel che è stato?
- È un diritto o un rovescio (colpo di stato?)

- Ci identifica o ci mortifica?
- Ci appartiene o ci apparta?
- Ci protegge o ci distrugge?

Chi è secondo voi in grado di rispondere a domande del genere? I logici, i filosofi (teoretici), gli artisti o ancora una volta i politici? Occhio il nuovo decreto dell’Angelino approvato oggi 11 giugno 2009 alla Camera (ci sono stati 21 voti dell’opposizione signoreiddio) contiene evidenti indizi di colpevolezza, perché la risposta porta a un grande indagato: «tutti noi».

Proviamo a parlarne, bloggeriamoli. Agiamo in prima persona (occhio a parlarne al telefonino).

Ad maiora.

«Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia». (Pier Paolo Pasolini - da Cos'è questo golpe? Io so, Corriere della Sera, 14 novembre 1974).

ENRICO RRENZA (11 GIUGNO 1984)



GIROVAGARE DELL'ANIMA

E dove ancora
la mia provvisoria dimora
scavalcherà il confine incerto
lungo i territori dell’altrove
per definire percorsi
di nuova erranza
toccando mete senza senso
dove la solitudine
resta deserto
e il pianto diventa
fiume denso.

E dove mi porterà
questa nuova tappa interiore
che farà di un antico viaggio
uno spaesamento infinito
e del coraggio un tramonto
senza onore e confronto
nella vastità dell’indifferenza
verso l’orrore del destino
verso l’illusione dell’apparenza
verso... il viaggio
senza cammino.

E dove albergherà
questa passeggera esistenza
legata a territori senza luogo
di questo vagabondare distante
per liberare l’immaginazione
che si trastulla a rievocare
l’eccitazione di nuovi approdi
senza più memorie,
senza più ricordi...
portando come viatico
solo il nulla.

E dove racconterò
i miei indimenticabili giorni
fuori dalle crepe della noia
per sanare vecchie ferite di vergogna
con momenti di riscossa
lungo la dorsale
della felicità
dentro la gioia della purezza
verso contrade della serenità
verso l’esilio della certezza
verso... il girovagare dell’anima.

mercoledì 10 giugno 2009

NEL LABIRINTO DEI PENSIERI



«Non darti da fare inutilmente per gli altri
perché spesso si resta soli,
come il telone bianco del cinema
dopo una giornata di proiezioni multicolori
»

ITAL DEI TALI / n.2 (Mollette che stendono)



HAREM
Molly - Il leader Gheddafi è arrivato in Italia con un codazzo di 20-30 donne.
Mollo - Chi deve intendere in tenda!

martedì 9 giugno 2009

COGLI L'ETIMO



Qui dove tutto è parola
dal porco alla porcellana
dall’istrice all’istrione
la radice da cogliere non è poi strana,
è una sola: coglione.



domenica 7 giugno 2009

ITAL DEI TALI / n.1 (Mollette che stendono)



PSEUDO GENIALITÀ
Mollo - Vuoi una mentina?
Molly - No, grazie! ...mi basta la mia.

INERME SOLITARIO



Chiedo udienza
a voi luminari della politica scienza.
Chiedo venia:
ho una grossa tenia?!
Non mi reggo più dritto,
ma non riesco a stare zitto!
Lei m’è entrata dalla bocca
e sta acquattata, non mi tocca.
Sta sempre calma, dentro,
se lei mi ascolta io non c’entro.
Se mangio
tanto o normale
lei non mi fa male,
se mangio spesso oppure poco
lei rimane subdola nel suo loco.

Non so com’è fatta
s’è aggressiva, visibile, chiatta;
non so quant’è lunga
e che funzione funga;
non so cosa pensa,
s’è corta, asciutta, densa,
fragile, aggressiva, fanatica,
o scaltra, ispirata... pratica;
non so come si veste
s’è rossa, bianca, nera, celeste;
non so se ha Sorelle, Colleghe,
Compagne, Camerate o Leghe.
In pratica ogni cosa che faccio
lei mi rende uno straccio.
Lavoro, compro, sudo,
pago tutto, mangio crudo,
cotto, tiepido, sciapo...
ma son sempre punto e accapo.
Lei è li segreta, calda,
si tiene stretta... salda,
si nasconde, si rintana,
si coalizza, si dipana.
Cambia volto, mi costringe,
mi schiavizza, mi restringe;
non mi molla, mi si avvita...
A ME MI STA ROVINANDO LA VITA!

Basta! Basta! Non resto più inerme.
«ora ti sento, sporco di un verme»
m’accorgo del tuo continuo dolo,
scopro che non sei mai stato solo
dentro di me siete stati in tanti
coalizzati e arroganti.
Non resto più schiavo dei vostri metodi, abusi,
aggressioni, raggiri, soprusi.
Ora che mi hai ridotto a mal partito
resto solo, più magro... tradito.
Non ho più santi da votare,
né fede per nessun altare.
Non mi fido più del vostro domani,
voi… voi che continuate a mangiare a piene mani.
Basta! non voglio vermi da sfamare,
non vi darò più da mangiare;

Basta!.. so cosa fare:
«VI UCCIDO... cioè, vi vado a cagare!»

sabato 6 giugno 2009

BIANCO ROSSO E VERDONE



Sacrosante le parole del lucano Pasquale Ametrano prima di deporre la scheda nell'urna per un voto che non servirà a cambiare niente. È un film che continuiamo a vedere decinaia e decinaia di volte.


venerdì 5 giugno 2009

BENE VS MALE



Cos’è il bene
se non faccio niente di male.
Cos’è il male
se non riesco a farlo bene.




_____________
Il bene è un bisogno, il male una necessità.

ROMA - MUSEO ALL'APERTO



Fausto Delle Chiaie

Esco dal coro sulle immorali malefatte personali e politiche del finto ipotricotico. Oggi è venerdì e grazie a Dio finisce la campagna elettorale, anche se lunedì prossimo sarà ancora una volta declamata la celebre frase del principe di Salina «bisogna che tutto cambi, perché tutto resti com'è», anzi peggio. E il peggio arriverà
, basta sentire quanto stima e dichiara il giornalista Oscar Giannino sul PD in una intervista su la7 (vi consiglio di sentirla tutta, compresi i mea culpa dei giornalisti intervistati da Piroso, vedendo il video dal secondo spezzone di Omnibus).

Detto ciò, questo Post servirà a darvi una ragione in più per tirarvi fuori di casa. Infatti, vi consiglio, se siete a Roma o di Roma, di uscire per andare sì a votare, ma di approfittare per vedere la magica mostra-happening che l'artista Fausto Delle Chiaie prepara ed espone ogni fine settimana
(se non piove) tra l'Ara Pacis (orribile la nuova struttura che la cela) e il Mausoleo di Augusto Imperatore nell'omonima Piazza.

Fausto Delle Chiaie espone le proprie opere artistiche “multifigurative” al pubblico mettendole in mostra sui ripiani in marmo dei pilastri che recintano l'area del mausoleo. Ogni volta propone nuove opere, ogni volta i rimandi, i giochi di parole, le citazioni o le
dissacrazioni/provocazioni sono pregevoli. E pensare che usa oggetti di scarto, modellini, mini sculture, disegni, immagini e simbologie antiche e ognuna la struttura o la destruttura, in chiave ironica.

Lui è sempre lì, pronto a rispondere, a provocare, a spiegare, ad arricchire i nostri appetiti artistici, con la sua stralunata visione creativa, e a raccontare (nella sue performance espositiva potreste imbattervi nella recita delle antiche parole latine incise che gli hanno spiattellato di fronte) il suo malumore per l'invasivo intervento architettonico di Richard Meyer che ha snaturato la zona limitrofa e per l'immenso muro che gli hanno messo davanti (che qualcuno ha imbrattato come protesta il 4 giugno scorso), nonché sulla grande cupola di vetro che coprirà anche tutta l'area del mausoleo augusteo, oggi veramente abbandonato.

Fausto Delle Chiaie è, per fortuna, uno dei pochi guardiani/testimoni delle continue malefatte che avvengono sul territorio di Roma e del mutamento che avviene costantemente, inesorabile, in quell'area. Con la sua presenza suggestiva cerca di salvaguardarne l'aspetto, anzi interviene con un tocco di genialità con le sue installazioni artistiche.

Vi rinnovo l'invito a godervi Roma e la sua mostra. Chiedetegli il «biglietto da visita/invito del giorno/disegno autografato», e se vi è possibile acquistate, con una donazione a piacere, una sua opera, oppure fotografatevela facendola propria. Vi consiglio di riprendere con una telecamera tutta l'esposizione e l'area circostante. Insomma, testimoniate la vostra presenza e fatemi sapere, magari con un commento.

Se non vi è possibile passare di là, gustatevi pure il mio video (poi, visto che siete lì a fare un giro, guardatevi anche altri video che presentano le mie opere, anche lì lasciate un commento) della sua mostra che ho girato il 13 ottobre del 2007 e pubblicato su YouTube con il mio account IngEgnI57, ma non è la stessa cosa che vederla dal vivo.


giovedì 4 giugno 2009

FIGLI DEL PLUTOCRATE



La famiglia dell’imprenditore Fratello e autodidatta,
sotto l’egida blasonata dei suoi marmocchi regali
celebra il casato nel biscione efebico,
emaciato dal cotale desiderio di gloriarsi
nel suo eldorado ... politico ... eterico.

Il prediletto spegne cicche nelle bomboniere
litigioso con il patriarca che lo stima. Si vede in TV
che imbroncia le labbra solo nel finale delle sue trite poesie.
Il preferito bombarda i vetri dei quadri
della casa paterna col suo sputo misto a muco
mentre trinca vinaccia col fusto della biro. Che sgarbi!

Con il suo grasso alter ego, straccia la dialettica,
sbirilla col muso e ne tira con un Foglio fino allo sballo
sul carcame dello spacciatore nano ipotricotico.

Il primogenito dandy è ormai un uomo impegnato
anche se ha l’ecchimosi sotto le chiappe. Fa le bizze
con le palle da bowling e nasconde nel suo buco i birilli.

Lo scavezzacollo deambula in tight, si muove in ogni dove
con pomposa cura, strilla come uno stalliere,
ma gli sgocciola ancora il naso come un boero schiuso.
Sogna libri antichi e slogan pubblicitari.

Infine, l’ultima nata, la Rossa, dileggia paparazzi
incitando i bodyguard nel codazzo personale
al rinfresco dell’Anchorman lubrico,
ma gli basta che si leghi stretta
la sua tenia incastonata al dito
per frenare l’emorragia alle varici del loro retto.

SCALARE IL TUNNEL



Lo sconforto mi sta divorando.

Mi sento come chi ha fatto tutte queste scale, piano dopo piano, scalino dopo scalino per arrivare in cima, e scoprire, che le cose non sono come uno le ha sempre viste e sognate. Ti godi per un attimo l'ebrezza della vetta, guardi giù, pensi di vedere tutto dall'alto e invece scopri che ogni cosa è sotto sopra. Scopri che quello che credevi reale è in realtà un'illusione. E l'illusione è l'illusione che stai vivendo un'illusione. Una vertigine, un leggero capogiro ti disorienta e non sai più cosa stai vedendo, chi sei, dove sei. Poi prendi coscienza e realizzi, accettandolo, che quello dove ti trovi è ancora «il sotto di qualcosa», senti che sei sprofondato giù, che hai ritoccato il fondo, che la tua era una salita verso una vetta irraggiungibile. Scopri che quello che ora rimiri è un tunnel, e in fondo al tunnel, che prima pregustavi come un abisso, c'è invece, una nuova vetta, un nuovo picco, da scalare. Ti crolla tutto, perché quello che da dove eri Partito, quello che per tanti anni è stata la propria base, la cellula di tante lotte, la casa dei propri ideali, dei propri valori, dei propri diritti... ora è stato rovesciato. È Stato... messo sotto sopra.
Povera Patria, povera Costituzione, povera Giustizia, povera Libertà, povera Democrazia...


martedì 2 giugno 2009

ROBETTA E GIUMEO


Quant’è soave la tua fragranza, mi prende, mi annienta,
mi addormenta, mi rende... umhh?! Hai cambiato profumo Amò?
L’odore è più acceso! Si insinua, è dappertutto, sembra un effluvio di rosa ... marcita, ... rosa, Rosa?!
«... ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo».
Ricordi?! I sublimi versi. I nostri. 
No! Non è una rosa! Il sentore continua. 
Stagna nelle mie narici, ne ho la testa invasa, sta in ogni cosa. Altro che fiori è fetore! 
Non possono essere i petali in fermento, questo lo sento, lo riconosco, l’olezzo è diverso. 
Fammi sentire meglio. Ancora. Non mi ero sbagliato, sa di marcio... sembra uovo. 
Che puzza è diventato. È un afrore forte.
Sembra una cozza andata a male, almeno così mi pare!
Mi sento mancare. Non avrai mica sganciato qualcosa?! 
Ma che dico? Scusami, scusami, sono dispiaciuto. Tramortito...
Scusa ancora! È che son pazzo, sì, son pazzo di te. 
Tu lì, distesa, ferma, inerme. Colpita da un sonno eterno, così immobile, greve.
No, aspetta, ti sei mossa! Un movimento breve. Forse vaneggio?!
Oddio è un verme... no, son tanti. Non ci posso credere.
Però guardando meglio non hai più una buona cera
tu sei, sei ..., io ... io oddio, come te un cadavere! Parlami ti prego,
fammi un segno, questa rigidità mi distrugge. Anzi ci sta trasformando.
Non è uno bello spettacolo quello che stiamo dando.
Quel liquido ...  amaro ... come il nostro amore,
mi sta annientando, anzi, sarebbe meglio dire: nauseando.
Tu, lì inamovibile, stesa al mio fianco, come me in perpetuo silenzio. 
Dio che brutto momento: è questa l’eternità?
La morte? L’immortalità?
Non sentire più nulla, né la tua voce soave, né i battiti del tuo cuore né le tue carezze,
i tuoi baci, i capricci, il tuo umore. No! Quello lo sento e se lo sento!
Certo lasciarci così insieme, vicini, uniti nella stessa posizione.
Dimmi, da quanto tempo siamo così stretti? ... mesi, anni ... secoli...
Mio Dio secoli!! Sarà per questo che siam per tutti «l’Amore eterno?!».
Ricordi la nostra passione, il nostro amore, e tutt’intorno l’inferno.
I dissapori, le liti tra le nostre famiglie, quanti inutili morti, inganni.
Per un nome ... che è ora il nostro buon nome?! Il nulla!
A cosa è servito il nostro amore, se i nostri casati non sono più niente.

Niente e nessuno più intorno, da allora siamo qui soli. Io e te,
immobili, isolati in questo freddo mondo, sordo, che non lascerà di noi
nessuna traccia, nessun ricordo. Il veleno che mi ha divorato
è come la lama che ti ha morso. Amore mio, mi senti? Ci sei?
Mi sa che sto di nuovo riparlando a vuoto. Tutto è finito, sono stanco
da tempo, non sento più neanche la mia faccia, l’anello al dito,
la tua mano stretta alla mia, il tuo dolce volto, il tuo fianco,
le tue labbra turgide, il tuo seno, i nostri corpi... Dio che scempio!
Siamo proprio a pezzi, le vene, la carne fremente, ... distrutte. 
Noi, la coppia piena di vita. Gli innamorati eterni. È tutto finito amore mio!
Dimenticati. L’amore indissolubile ci ha consumato in fretta,
senza pietà: Polvere siam e polver ...
Ehi! Ma che succede... che è questo frastuono, un momento, fermi!
Un po’ di rispetto. Lasciateci in pace. Allontanatevi con quelle scope,
via con quelle palette. Era per dire... siamo noi, non rammentate?!
Siam la Coppia perfetta, l’Amore puro, il Simbolo degli innamorati.
Ehi dico a voi. Smettetela di ripudiare, di ripulire qui intorno, vandali
non riuscirete a cancellare la nostra storia. Noi siamo immortali!
Le nostre gesta non potete rifarle, imitarle. 
Non potete sostituirci con i vostri amori banali, pieni di SMS, di stupidi
«TVTB», «Tu X me 6 CM il Sole Ke Brilla», ;-)), :->, cip-cip, gnè-gnè,
parlate solo con i lucchetti incatenati ai lampioni, ... a noi bastava
una treccia, un balcone, ... un coraggio che a voi manca.
Accidente a te Moccia e a quel «Tre metri sopra il cielo», 
hai rovinato generazioni, altro che passaggio di testimone. 
Grazie Shakespeare!
Il nostro amore resterà sempre eterno.
Via Mocciosi!
Noi siam «Romeo e Giulietta».

PASCOLI CELESTI





TAO
o pio dove!







_________
Occhio il bue ti guarda!

Non potevo non arrivare ad una visione olistica del mondo così ghiotta.
Il bianco dell'ovvio ...

lunedì 1 giugno 2009

LOTTAVO NANO



Dubbì or not dubbì? Ovvero oNANIsmo mentale.

Ho un dubbio, e si sa, i dubbi li hanno solo i cretini, gli intelligenti hanno solo certezze (certaMente!). È da tempo che cerco di prendermi sul serio, ma non ci riesco, cioè, mi (s)piego meglio. Adoro le parole, le rompo, le straccio, le amplifico, insomma le manipolo, cercando di tirar fuori sensi intrinsechi (che parolona) da ognuna di essa, senza mezzi termini (il perché poi non so dirlo, infatti, i «termini» anche se tronchi (mezzi) diventano un nuovo ceppo, cioè un termine intero che si trasforma in uno nuovo, ergo «metà», cioè nano). Insomma cerco di indovinarne ogni rimando, ogni significato recondito tra(sfor)mandoli in significanti, ma alla fine mi sono arreso. La galassia è grande, troverò una via di scampo (e mazzanColle) per nascondermi.

C'è un termine che mi arrovella le cervella, ed è NANO. Nano è un vocabolo innocuo, semplice, inoffensivo, ... mah! E nei colpi di scena, nei risvolti, nelle piaghe dei pantaloni, c'è sempre un(a) grande MA(zza). Questo mezzo termine, qualcosa sicuramente sottintende. È corto come le parole importanti: casa, vita, sole, luna, pane, vino, figa, pene, pipì, pupù, papà, papa, bara. È concreto, forte, chiuso..., e per questo è sfuggevole, irraggiungiBile, imprendiBile (tanto che a furia di p(i)erseguirlo non respiro più, sarà per via dell'Al(f)fan(n)o?). Prendo fiato. Respiro lentamente. Ossigeno le sinapsi. Capisco. Mi arrendo. È inutile cercare di trasformarlo, tentare di adeguarlo alla mia coscienza, a farmelo piacere. Resta corto e basta. Non ci trovo niente di interessante, non posso farci nulla. Vorrà dire che lo metterò nel mio UniVerbo di parole morte, scusate volevo dire parole corte.
Affanculo i dubbi. Mori NANO, con te non l'otto più. Me ne farò una ragione.
R.I.P.

R
iottoso Informe Paraculo
Riprovevole Infame Pernicioso
Rivoltante Insidioso Piduista
Raccapricciante Italiano Putriscente
Repellente Individuo Politico

STRADE SEGNATE



Non seguite mai la F(R)ECCIA

Ognuno di noi ha un appuntamento con il destino. Qualcuno per sconfiggerlo riesce anche a coalizzarsi = Clan Destino, ma per restarne incolume non deve rompere i Maroni al prossimo. Qui la foto è eloquente “chi lascia la strada vecchia per prendere la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova”, scusate per questa prova di sapienza spicciola. Comunque l'INDIviduo di spalle giustaMente non segue i segnali che gli stanno intorno, li c'è un senso unico (camuffo) più grosso di lui, ma lui per fortuna contravviene (vale a dire va al contrario, venire contro alle leggi), perché non vuol cadere nel tranello di bassa Lega. Non vuol imbarcarsi in un viaggio più profondo, più oscuro.
Avete visto la freccia bianca dove punta? In un tombino (piccola tomba), vi pare questo un segnale positivo? Vi sembra questo un segnale di accoglienza ciVile? O piuttosto non è altro che un segno dell'intestino (la fognatura sottintende i liquami degl'Interni?).


ARROWELLATEVIVOI.

CAVE KANE



No TrespassIng

È un film rivisto, anzi rivista, per via del magnate dell'editoria. Una volta i segnali di non oltrepassare il limite, cioè il cancello di una proprietà, erano più diretti, più imMediati . L'immagine di un Kane (un'immagine vale meno di due parole scritte a chiare lettere) riesce ad ammonire chiunque ad entrare. Qui, chi è in grado di leggere tra le righe (cioè tra le maglie della rete -> web), capisce che è meglio fare Tre passi più giù dall'Ing; forse l'espressione inglese sottintende che bisogna rivolgersi al successivo civico (alias Cittadino = Citizen -> giuro che non mi hanno pagato per questo product placement).
La domanda che rivolgo a poster(i)o(r)i a tutti è
«Chi è l'Ing. La traduco anche per i cinofili, anzi cinefili disattenti «i Ch'Ing?».
Mondo Kane!

Post S.
Che poi detto così mi fa pensare che dietro quel cancello c'è un cane pulito, mondato (a quel paese probabilmente). Lingua misteriosa l'INGlese.