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sabato 2 giugno 2012

TURUNTU*

fuckyeahalbuquerque.tumblr.com


Taranta -> è un’invasata batterista di Toronto -> figlia dell’organista (e che organo!) Terente -> il quale a sua volta (<-- chiave di) è stato generato durante un piano (anzi pianola) di due musicisti Tirinti.


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*Turuntu -> Tun turun tu turuntu tun tutun = e tanta tanta tanta altra musica.


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È pura isotopia seguire tutti i link, in special modo quello su Terente. «Nomina sunt consequentia rerum».
*T_R_NT_  (AAA, EEE, III, OOO, UUU).

martedì 5 ottobre 2010

ARARA = FRASI AD ANELLO DI CINQUE PAROLE - Neologismo (3)

Nel divertirmi a trovare un possibile neologismo che definisca il gioco delle frasi ad anello di cinque parole che generano a rotazione cinque diversi significati, ho pescato ARARA, un palindromo di cinque lettere (monovocalico e monoconsonantico):

ARARA = s.f. [a-ra-ra] - neologismo: parola di cinque lettere per definire una frase ad anello di cinque parole che cambiano significato cambiando a turno (e posizionandola per prima) una delle cinque parole e lasciando le altre quattro nell'ordine consequenziale. Il senso che riecheggia dal termine arara, tipico delle parole bustrofediche [der. del gr. βουστροϕηδόν, avv., comp. di βοῦς «bue» e στρέϕω «volgere»: bue che ara procedendo solco dopo solco a zig zag], è scorrere avanti e indietro dando un diverso senso alla frase. 
Il neologismo prende ispirazione: 1) dal verbo arare, 2) dal variopinto pappagallo Ara  - come i variopinti sensi della frase ad anello - e 3) dagli Indiani Arara che lottano per la loro sopravvivenza o per non morire di fame nell'Amazzonia brasiliana, contro tagliaboschi, allevatori e coloni armati che entrano a ondate nella loro foresta natale, distruggendola in modo irreversibile. 

A conforto del mio ARARA che Stefano Bartezzaghi chiama frasi-rotore, ho trovato anche questo stupendo verso palindromo: Accavalla denari, tirane dalla vacca (Primo Levi, Calore vorticoso) che a mio avviso è un possibile ARARA.


Il gioco delle frasi ad anello che possiamo anche chiamare ROTOR (nonovocalico ma biconsonantico) è molto antico. 

Il più famoso è quello del Quadrato magico TENET composto proprio da cinque parole latine: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS, (cambiano significato se le si legge dalla prima, seconda o ... quinta parola) che danno luogo ad un famoso palindromo. 

Svariati i significati:
- (alchemico): il seminatore, col suo carro, comprende le ruote dell'Opera.
- (agrario): Arepo, il seminatore, tiene con cura le ruote del carro.
- (evangelico): Col suo carro, tiene con cura le ruote, il seminatore. ... 

Ecco una delle mie frasi ARARA (grande fallo visto in campo):  
1 - Grande fallo visto in campo
2 - Fallo visto in campo grande
3 - Visto in campo grande fallo
4 - In campo grande fallo visto 
5 - Campo grande fallo visto in

Partiamo dalla prima:

Grande fallo visto in campo. 
Prima versione della frase ARARA. 

Il significato: Appassionati di calcio osservano in TV un fallaccio visto sul campo di gioco. 
(vedere foto Zidane-Materazzi)



«Fallo» visto in Campo Grande 

Seconda versione della frase ARARA
Il significato: «Fallo», il Film di Tinto Brass del 2003 è stato visto anche nelle sale in Campo Grande (capitale dello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul)
(vedere foto locandina Film)
 

 
«Visto» in campo, grande fallo 

Terza versione della frase ARARA
Il significato: Qualcuno nel campo editoriale sembra esortare la redazione della rivista settimanale «Visto» a farla più grande (non è chiaro se nel formato o nei contenuti)
(vedere foto Testata)



In campo grande Fallo visto 

Quarta versione della frase ARARA
Il significato: Da una lunga distanza, con la ripresa di un teleobiettivo in campo totale (panoramnica”, si vede Fallo, il piccolo comune in provincia di Chieti.
(vedere foto cartolina)



Campo, grande fallo visto «in»
Quinta versione della frase ARARA
Il significato: In mezzo al campo è stato visto un grande fungo dalla inequivocabile sagoma di fallo bello dritto nella tipica posizione in. 
(vedere foto “Phallus impudicus”)


 

Le foto allegate sono dei rispettivi titolari, anche se non espressamente citati. 



mercoledì 24 marzo 2010

TOCCO D'ARTISTA


Al
tocco di Tocc
o1 con tocco al tocco gli toccò un tocco di tocco al tocco.


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1 Cittadino di Tocco da Casauria (PE)
Deve sembrare proprio un po’ strano leggere di un pazzo toccolano1 appena laureato che con un cappello di laurea messo in testa di sbieco, cioè “all’una”, festeggia assaggiando un pezzo di intingolo di carne bianca di pesce pescato al tocco.


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Repetita iuvant. In mezzo ad un oceano di parole che il nostro vocabolario contempla, vale sempre la pena formulare una frase che ne contenga solo una, ma ripetuta enne volte (otto in questo caso) e riuscire a toccare tutti i significati possibili ed immaginabili. Un record? Una follia? Un inutile gioco stilistico che oltretutto punta all'enneade comprendendo con un tocco di classe, anche il titolo del post? Beh, sì!

Vengo, con questa mia, a precisare che la diafora mi diverte più dell’anafora e dell’epifora, anche se mi ingrifa ancora di più la complexio. Ad onor del vero mi tocca anche dire che con la ripetizione di una stessa parola, il ritmo del verso ne risente; ma vuoi mettere l’ebbrezza del piacere ludico fine a se stesso, per presentarvi una epanalessi all’ennesima potenza?!

L’in-tenzone è quella di aprire un varco nella fitta boscaglia dei giochi di parole ben sviscerati dai due grandi ludolinguisti: Stefano Bartezzaghi e Umberto Eco, e non solo; se qualcuno mi vien appresso, per questo irto sentiero, aggiunga, in tal guisa, un suo diverso verso, che oltre osi o si somigli a codesto qui sopra espresso, di modo che la selva fiorente non mi appaia più una giungla nella mia solatia mente, ma un giardino profumato di sinapsi fiorite. Se la pugna non è nelle vostre corde o non vi interessa duellare con parole astruse, vi capisco, ma sappiate che ancora oltre e altrove ardirò in ulteriori scritti.

Farommi paladino, come un fiero alfiere, dell’attempata retorica, ma, per altri lidi sopraffini, proverò ad ammorbarvi in futuro per altri post, anco con parole più sdrucciole e compiacenti.

Ora esco di scena citando un verso che fa onore al mitico Cyrano e al grande tocco di Guccini:



domenica 14 giugno 2009

L'ESCA_UT



Ma non canterà Manon.



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L'AMO_RE

L’amerà o non l’amerà?! Canterà o non canterà?!
Questo è il dilemma all’Opera, per di più nota:


Ut
queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
(Sancte Johannes).

Per gli amanti della tradizione o se preferite traduzione...

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Per gli Enigmisti:

DO mando
RE verso
Mi luogo
FA lasco
SOL tanto
LA menti
SI lenti.

Tre letture: una nota, un'altra meno, l'altra celata.

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Per i venali:

SOLdo Fa Soldo

Stefano Bartezzaghi: «Perché è solo l’ironia che può definirci, in fondo, no?»