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mercoledì 24 marzo 2010

TOCCO D'ARTISTA


Al
tocco di Tocc
o1 con tocco al tocco gli toccò un tocco di tocco al tocco.


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1 Cittadino di Tocco da Casauria (PE)
Deve sembrare proprio un po’ strano leggere di un pazzo toccolano1 appena laureato che con un cappello di laurea messo in testa di sbieco, cioè “all’una”, festeggia assaggiando un pezzo di intingolo di carne bianca di pesce pescato al tocco.


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Repetita iuvant. In mezzo ad un oceano di parole che il nostro vocabolario contempla, vale sempre la pena formulare una frase che ne contenga solo una, ma ripetuta enne volte (otto in questo caso) e riuscire a toccare tutti i significati possibili ed immaginabili. Un record? Una follia? Un inutile gioco stilistico che oltretutto punta all'enneade comprendendo con un tocco di classe, anche il titolo del post? Beh, sì!

Vengo, con questa mia, a precisare che la diafora mi diverte più dell’anafora e dell’epifora, anche se mi ingrifa ancora di più la complexio. Ad onor del vero mi tocca anche dire che con la ripetizione di una stessa parola, il ritmo del verso ne risente; ma vuoi mettere l’ebbrezza del piacere ludico fine a se stesso, per presentarvi una epanalessi all’ennesima potenza?!

L’in-tenzone è quella di aprire un varco nella fitta boscaglia dei giochi di parole ben sviscerati dai due grandi ludolinguisti: Stefano Bartezzaghi e Umberto Eco, e non solo; se qualcuno mi vien appresso, per questo irto sentiero, aggiunga, in tal guisa, un suo diverso verso, che oltre osi o si somigli a codesto qui sopra espresso, di modo che la selva fiorente non mi appaia più una giungla nella mia solatia mente, ma un giardino profumato di sinapsi fiorite. Se la pugna non è nelle vostre corde o non vi interessa duellare con parole astruse, vi capisco, ma sappiate che ancora oltre e altrove ardirò in ulteriori scritti.

Farommi paladino, come un fiero alfiere, dell’attempata retorica, ma, per altri lidi sopraffini, proverò ad ammorbarvi in futuro per altri post, anco con parole più sdrucciole e compiacenti.

Ora esco di scena citando un verso che fa onore al mitico Cyrano e al grande tocco di Guccini:



venerdì 31 luglio 2009

DESIDERATA



A volte i pesci guardan le fisse stelle
e vedono crescere nuovi germogli,
sognano di volare come gli uccelli
spiando gli intrecciati nidi tra le foglie.

A volte i monti franano giù a valle
per respirare nuovi picchi più caldi
per diventare fango in una terra molle
o una verde pianura che li rinsaldi.

A volte le stelle con il loro pianto
si frantumano in nuovi crateri tondi
come meteore in un enorme schianto
trasformando altri pianeti in nuovi mondi.

A volte gli alberi con la più alta chioma
innalzano i rami in una larga veste
in una crescita infinita e mai doma
per abbracciare l’ampia volta celeste.

A volte i fiumi si riposan nel letto
ma non san contenere gli intensi flutti
precipitando giù alla foce di getto
in un mare di propositi distrutti.

A volte gli uomini nelle loro vite
non sanno distinguere il proprio essere
riaprono sempre le stesse ferite
che cicatrizzando li faran crescere.

Questo è il fuoco della vita
che fa desiderare altri mondi

in una rincorsa infinita

per l’evoluzione a cui tendi.