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martedì 5 ottobre 2010

ARARA = FRASI AD ANELLO DI CINQUE PAROLE - Neologismo (3)

Nel divertirmi a trovare un possibile neologismo che definisca il gioco delle frasi ad anello di cinque parole che generano a rotazione cinque diversi significati, ho pescato ARARA, un palindromo di cinque lettere (monovocalico e monoconsonantico):

ARARA = s.f. [a-ra-ra] - neologismo: parola di cinque lettere per definire una frase ad anello di cinque parole che cambiano significato cambiando a turno (e posizionandola per prima) una delle cinque parole e lasciando le altre quattro nell'ordine consequenziale. Il senso che riecheggia dal termine arara, tipico delle parole bustrofediche [der. del gr. βουστροϕηδόν, avv., comp. di βοῦς «bue» e στρέϕω «volgere»: bue che ara procedendo solco dopo solco a zig zag], è scorrere avanti e indietro dando un diverso senso alla frase. 
Il neologismo prende ispirazione: 1) dal verbo arare, 2) dal variopinto pappagallo Ara  - come i variopinti sensi della frase ad anello - e 3) dagli Indiani Arara che lottano per la loro sopravvivenza o per non morire di fame nell'Amazzonia brasiliana, contro tagliaboschi, allevatori e coloni armati che entrano a ondate nella loro foresta natale, distruggendola in modo irreversibile. 

A conforto del mio ARARA che Stefano Bartezzaghi chiama frasi-rotore, ho trovato anche questo stupendo verso palindromo: Accavalla denari, tirane dalla vacca (Primo Levi, Calore vorticoso) che a mio avviso è un possibile ARARA.


Il gioco delle frasi ad anello che possiamo anche chiamare ROTOR (nonovocalico ma biconsonantico) è molto antico. 

Il più famoso è quello del Quadrato magico TENET composto proprio da cinque parole latine: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS, (cambiano significato se le si legge dalla prima, seconda o ... quinta parola) che danno luogo ad un famoso palindromo. 

Svariati i significati:
- (alchemico): il seminatore, col suo carro, comprende le ruote dell'Opera.
- (agrario): Arepo, il seminatore, tiene con cura le ruote del carro.
- (evangelico): Col suo carro, tiene con cura le ruote, il seminatore. ... 

Ecco una delle mie frasi ARARA (grande fallo visto in campo):  
1 - Grande fallo visto in campo
2 - Fallo visto in campo grande
3 - Visto in campo grande fallo
4 - In campo grande fallo visto 
5 - Campo grande fallo visto in

Partiamo dalla prima:

Grande fallo visto in campo. 
Prima versione della frase ARARA. 

Il significato: Appassionati di calcio osservano in TV un fallaccio visto sul campo di gioco. 
(vedere foto Zidane-Materazzi)



«Fallo» visto in Campo Grande 

Seconda versione della frase ARARA. 
Il significato: «Fallo», il Film di Tinto Brass del 2003 è stato visto anche nelle sale in Campo Grande (capitale dello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul). 
(vedere foto locandina Film)
 

 
«Visto» in campo, grande fallo 

Terza versione della frase ARARA. 
Il significato: Qualcuno nel campo editoriale sembra esortare la redazione della rivista settimanale «Visto» a farla più grande (non è chiaro se nel formato o nei contenuti). 
(vedere foto Testata)



In campo grande Fallo visto 

Quarta versione della frase ARARA. 
Il significato: Da una lunga distanza, con la ripresa di un teleobiettivo in campo totale (panoramnica”, si vede Fallo, il piccolo comune in provincia di Chieti.
(vedere foto cartolina)



Campo, grande fallo visto «in»
Quinta versione della frase ARARA. 
Il significato: In mezzo al campo è stato visto un grande fungo dalla inequivocabile sagoma di fallo bello dritto nella tipica posizione in. 
(vedere foto “Phallus impudicus”)


 

Le foto allegate sono dei rispettivi titolari, anche se non espressamente citati. 



domenica 20 settembre 2009

SI SEDES NON IS <-> SI NON SEDES IS


«SI SEDES NON IS» è un disegno a matita su cartoncino pensato in omaggio all’Arte e realizzato nell’aprile 1983 (4-8-3: data nascosta nel “Quadrato magico di Saturno” disegnato a rovescio come in una lastra di acquaforte).
Infiniti i rimandi espressi a più livelli nell’antro contemplativo del pittore. Di essi ne riporto alcuni evidenti:
la «Poesia» (il verso palindromo: IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI sul nastro di Möbius e i libri);
l’«Architettura» (Il filo a piombo, la spalliera Trono di S. Pietro (emblema/facciata della Chiesa, formata con i 4 simboli: «Triangolo (Timpano), Quadrato (Base della Facciata), Cerchio (Rosone) e Croce», il capitello sullo stipite della porta);
la «Pittura» (graffiti nelle grotte, geroglifici e il segno di Capogrossi, lo stesso disegno);
la «Scultura» (il torso sulla libreria e le fatiche di Ercole nelle mattonelle d'avorio «decorazioni della Cattedra di S.Pietro» incastonate nel pavimento.

Un grande riferimento alle Arti liberali - utili per il raggiungimento dei livelli più elevati del piano intellettuale e morale - è riconoscibile nelle sette arti suddivise in Trivium (Grammatica, Dialettica e Retorica) e Quadrivium (Geometria, Aritmetica, Astronomia e Musica).

I riferimenti al Trivium sono evidenti nei tanti libri e all’Angelo che regge il Verbo, mentre quelli al Quadrivium, sono:
«Geometria», visibili nel compasso, nella squadra e nel pavimento: quadrati neri contornati da quattro triangoli bianchi che formano un unico grande quadrato (rappresentazione grafica del «Teorema di Pitagora»);
«Aritmetica», visibili nel Quadrato Magico di Saturno con i numeri da 1 a 9 «9 Muse» (riferimento al quadrato magico di Giove con i numeri da 1 a 16 nell’incisione di Albrecht Dürer «Melencolia I») e nella sacra Tetraktis, simbolo esoterico dei pitagorici;
l’«Astronomia» è oltre la finestra e nel caos magmatico delle fisse nel nulla dietro il poliedro sospeso (simbolo del pentagramma-stella a 5 punte: UOMO - la corrispondenza tra l’aspetto visivo della parola e la cosa rappresentata si percepisce nelle orbite degli occhi e nella fossa del naso del teschio: OMO, già descritto da Dante, Divina Commedia: Purgatorio XXIII, 32 «Parean l’occhiaie anella senza gemme: / Chi nel viso degli uomini legge OMO / Ben avria quivi conosciuto l’emme.»);
la «Musica» (il violino e il Tetracordo di Filolao (rappresentazione dei rapporti armonici basati sulle tre consonanze in accordo d’ottava, o diapason; quinta, o diapente; quarta, o diatessaron): cit. «Scuola di Atene» di Raffaello;

Altri elementi presenti nell’opera fanno il verso alla già citata opera del Dürer: cartiglio in alto nel cielo con la scritta «MELENCOLIA I» retto dal demone, qui «SANCTIFICETUR» retto dall’angelo, quadrato magico, chiodi della croce, poliedro (cubo tagliato), bilancia (segno zodiacale dell’artista), campana (violino), compasso, etc.
L’amore per la Filosofia traspare negli elementi che esprimono la Fisica e la Metafisica, la Teologia e la Fede, la Realtà e il Mistero, fino all’apparire della frase palindroma latina «SI SEDES NON IS» incisa sulla soglia della porta/finestra che preannuncia la predisposizione suprema dell’animo del Pittore che sta per divenire Artista.
L’angelo (Piano superiore della conoscenza e dell’esperienza) indica la strada nel candore dei 4 elementi (Aria, Terra, Acqua e Fuoco ben rappresentati nei simboli dei 4 evangelisti (Aquila, Toro, Leone, Angelo... ATLAS... ATLAntide), sul libro con il Cristo al centro della Croce).

SI SEDES NON IS (se ti siedi non procedi) fa il verso al suo stesso vero proponimento ambigrammato (lettura capovolta: la verità deve essere ricercata «non date le perle ai porci») SI NON SEDES IS (se non ti siedi procedi). La frase è presente sulla soglia della Porta Magica dei resti di Villa Palombara al centro di Piazza Vittorio a Roma.
È tutto qui il confine o lo stargate per arrivare alla Conoscenza attraverso l’Arte: chi osa, chi cerca, chi desidera ardire e sapere, chi crea, saprà e verrà santificato tra patimenti e mortificazioni, tra turbamenti e critiche, tra incomprensioni e sacrifici (chiodi della croce) senza essere necessariamente un uomo di chiesa.
L’artista apparentemente in ginocchio (sottomissione al contingente) è invece nell’atto di alzarsi per uscire fuori ed indagare, ancora una volta, il sensibile grazie anche alla Sapienza infusa nel libro che stringe nella mano sinistra dissacratoria (quella del diavolo). L’Arte è quindi necessaria per conoscere e trasmettere nel tempo la visione e la conoscenza che l’uomo ha del mondo.

L’opera simboleggia la sfera intellettuale dominata da Saturno (nel suo aspetto attivo) e suggerisce una connessione fra il mondo razionale delle scienze e quello immaginativo dell’arte: «La verità si nasconde nei dettagli» (cit. Marco Bertozzi). In essa ho voluto profondere la complessa vacatio animae, nonché l’inconfondibile umore dell’atra bile, trasponendolo mirabilmente (mira-bile-mente) in immagini.