Visualizzazione post con etichetta Lyrics. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lyrics. Mostra tutti i post

venerdì 11 maggio 2012

IL CANTO DEL CIGNO




Ciò che conta è il canto
e quel che canto non è per tornaconto.
Canto il canto del disincanto
e canto perché l’incanto
del canto torna e ritorna
più volte accanto.


Canto tanto e intanto
sento che sono sempre pronto
a cantare quel che racconto.
Conta per me tanto!
E il canto mi dà tanto ...
anzi, più di tanto.


Torno ogni tanto
con un nuovo canto
e ciò che conta è il canto

che mi incanta.



Canto, canto e ancora canto
e mai mi stanco.
Canto, canto e di nuovo canto
e mai una volta soltanto.
Canto contento e canto attento
perché ogni canto
mi rende contento
perché il canto
per me conta tanto
anzi, più di tanto.


___________
Di(s)sincanto.

mercoledì 9 giugno 2010

UTOPIA


Corrono i tram assonnati e appesi
con le loro scariche fulminanti
lungo i chilometri di cavi distesi
nelle corsie asfissianti.

Lampeggiano i semafori senza armonia
tra le ambulanze con le sirene distese
e l’angoscia impastata all’insonnia
per le bollette scadute da oltre un mese.

Prova a svegliarsi il nuovo giorno
affogando in un caffè le ambizioni distrutte
già arrotolate su se stesse come sfogliatelle al forno
o strette tra le pieghe di lenzuola disfatte.

Inizia così il mattino di milioni di volti spenti
facce in giro in una città senza un centro
operai, impiegati, badanti, preti, ... tutti serventi
e già stanchi e preoccupati per il rientro.

Un via vai di clacson in convulsione
tra fannulloni e lavoratori privi di scopo
verso una vecchiaia senza pensione
di contributi versati per un incerto dopo.

Avanza incerto il bell’oggi impietoso
che taglia in due questo albeggiare cittadino
di chi vive in afflizione, incazzato e dubbioso
alla ricerca di un posto in un mondo meno meschino.

Non nasce ancora il vero coraggio
che ci rende non abitanti ma cittadini modelli,
lontani dall'Europa, anzi succubi ed ostaggio
del debito pubblico, care pigioni, mutui, balzelli.

Scorre così via il domani pieno di intrighi e beghe
di una vita sempre in coda anche senza sportello,
di lavoro precario, di colleghi e colleghe
per cercare o difendere un posto col coltello.

Avanza a stenti il nuovo essere umano
con la speranza sempre aperta

che un andare contromano

riapra una strada non più incerta.


Libero dal mio terrazzo
un mondo di vocianti
un po’ sognante e un po’ pazzo
assorto in mille egoismi vaneggianti.

Il buco dell’ozono
di una politica ristretta

per una città che non riparte

per un cambiamento... senza fretta.

giovedì 27 maggio 2010

LA MUSICA CHE CAMBIA



Sulle strade mille note accese
c’è una gran confusione
la gente va in giro senza pretese
ma non trova una soluzione.

Schiamazzano senza senso
mossi dalle canzonette alla radio
o per il suono intenso
delle lunghe sirene allo stadio.

Aggiungiamo nuova fiducia
per riscaldare il loro centro
per ravvivare la fiamma che brucia
il fuoco che hanno dentro.

Musica senza frontiera
musiche esagitate

musica per ogni era
musiche sharate.

Tutti a gridare al lupo
se uno s’indebita al gioco del Lotto
invece nessuno fa nulla per un pupo
buttato nel cassonetto.

Scommesse senza valore
per un vita arrangiata
vincendo solo parti di dolore
da gettare come un’inutile giocata.

Aggiungiamo un altro sapore
per soddisfare la loro fame
per impinguarli tutte le ore
con nuova musica, con nuovo pane.

Musica senza frontiera
musiche amplificate

musica per ogni era
musiche scaricate.

La domenica mattina a messa
tutti a pregare con la famiglia
mentre sempre nella stessa
si abusa di ogni figlia.

Governanti riscalda scanni
la gente rivuole i propri sogni
non ne può più di spremere genitori e nonni
per soddisfare i vostri fabbisogni.

Arricchiamo senza sosta
nuove fortune al loro tesoro
avremo MP3 come risposta
e nuova musica da cantare in coro.

Musica senza frontiera
musiche abusate
musica per ogni era
musiche svuotate.

domenica 9 maggio 2010

SPORCO GIOCO


Gioca mondo sporco... gioca

gioca uomo, gioca in fretta

ogni mano ti porta in vetta

ogni posta ti sembra poca.

Gioca finché non cambia il vento
gioca tutto in una mano

ogni volta contro l'essere umano

finché gira il tuo momento.


Gioca ladro, gioca boia
vinci sempre contro il tuo simile
ogni volta contro il più umile
ogni momento per ammazzar la noia.

Gioca spavaldo, gioca verme
vinci sempre contro il più debole
ogni giorno contro le regole
ogni istante per sopraffare l’inerme.

Gioca mondo ruffiano... gioca
gioca bastardo, gioca in fretta

ogni mano ti starà stretta

ogni posta è sempre poca.
Gioca finché ti girano le carte
gioca pure per il tuo affare

ma una volta non potrai barare

perché cambierà la tua sorte.


Gioca furbo, gioca vigliacco
vinci sempre con più interesse
ogni volta contro i fessi
ogni momento per battere il fiacco.

Gioca razzista, gioca arrogante
vinci sempre senza commozione
ogni giorno con meno persone
ogni istante per non divenire perdente.

Gioca mondo infame... gioca
gioca bastardo, gioca in fretta
ogni mano ti starà stretta

ogni posta sarà la tua forca.

Gioca ora che è cambiato il giro

gioca con il tuo fare meschino
questa volta contro il destino

perché sta finendo il tuo respiro.

domenica 11 aprile 2010

INTRAPPOLATI IN NOI STESSI


Il presente così come il domani
sta spaventosamente finendo
ucciso dalle nostre stesse mani
in una distruzione orrenda.

Guerre per democratici insediamenti
non più nemici ma supremazie ignobili
presentate con strategie potenti
camuffate da interessi nobili.

Un mondo senza futuro
permeato dalle ipocrisie dell’uomo
ideali divisi da muro contro muro
in un conflitto mai domo.

Che ti succede
ora che hai capito tutto
che ti succede

perché te ne stai zitto.

Che ti succede

ora che tutto è distrutto

che ti succede

perché non rivendichi i tuoi diritti.


Tv e Satelliti intorno in orbita
per controllare ogni nostra mossa
per dettarci lo stile di vita
dalla culla alla fossa.

Digitale terrestre, Canali intelligenti,
iPad, 3G S, internet in doppia banda,
tutti informati, liberi... e contenti
costretti in una vita agiata, ma blanda.

Un mondo senza più sbocchi
solo politica, criminalità e soprusi
costruito con i paraocchi
anzi ad occhi chiusi.

Credi in difficoltà, crisi di ideologie
abusi e lotte senza quartiere
armate da tristi demagogie
da sventolare come bandiere.

Che ti succede
ora che tutto è chiaro

che ti succede

perché diventi un verme.

Che ti succede
non restare schiavo
che ti succede

non rimanere inerme.

lunedì 8 marzo 2010

LOTTA SORELLA LOTTA



Vola sorella, vola
torna a lottare, riprendi a combattere
porta lontano la tua parola
i tuoi ideali, il tuo carattere.

Vola sorella, vola
afferra decisa con le mani
un nuovo futuro e non la vanagloria
di questo presente senza domani.

Lotta Sorella, lotta
per una società non più corrotta
per un futuro senza confini
per la pace con i tuoi vicini.

Vola sorella, vola
porgi il tuo aiuto, sventola bandiere
crea l'alleanza che ti onora
per un territorio senza barriere.

Vola sorella, vola
componi musiche di libertà
canta canzoni a squarciagola
contro le ingiustizie e l'illegalità.

Lotta Sorella, lotta
per una cultura poliglotta
per una giustizia senza colori
per partorire uomini migliori.

Vola sorella, vola
respingi i soprusi e le violenze
riporta fiducia e una
parola sola
fai crescere il coraggio nelle coscienze.

Vola sorella, vola
organizza incontri non conferenze
elimina in ogni dove l'arroganza... vola
riporta l'amore tra la gente.

Lotta Sorella, lotta
per
non continuare il botta e risposta
per
educare nuove creature
per una felicità duratura.

mercoledì 10 febbraio 2010

ALLA SORGENTE



E dalle mie mani
bevo un sorso d’acqua.
Tutto ha un sapore di terra,
di tuono, di buono.
Ho gustato il suo scorrere intenso,
ho sentito il ciotolo rotolare
e la carpa in amore,
ho visto il ghiaccio ridivenire
e poi... prosciugare.

Ho sentito l’acqua
e dentro me era me
e fuori di me era me.



___________
Abbeveriamiamoci.

sabato 6 febbraio 2010

Ho Visto Anche Degli Zingari Felici



È vero che dalle finestre
non riusciamo a vedere la luce
perché la notte vince sempre sul giorno
e la notte sangue non ne produce.
È vero che la nostra aria
diventa sempre più ragazzina
e si fa correre dietro
lungo le strade senza uscita.
È vero che non riusciamo a parlare
e che parliamo sempre troppo.
È vero che sputiamo per terra
quando vediamo passare un gobbo,
un tredici o un ubriaco
o quando non vogliamo incrinare
il meraviglioso equilibrio
di un'obesità senza fine,
di una felicità senza peso.
È vero che non vogliamo pagare
la colpa di non avere colpe
e che preferiamo morire
piuttosto che abbassare la faccia, è vero
cerchiamo l'amore sempre
nelle braccia sbagliate.

È vero che non vogliamo cambiare
il nostro inverno in estate,
è vero che i poeti ci fanno paura
perché i poeti accarezzano troppo le gobbe,
amano l'odore delle armi
e odiano la fine della giornata.
Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è
una finestra sbagliata.
È vero che non ci capiamo,
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e non facciamo mai niente.
È vero che spesso la strada ci sembra un inferno
e una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli,
è vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
che odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra,
ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra,
ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
(conclusione)
Siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
noi piantiamo il mais
su tutto l’altopiano.
Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.

E siamo noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un ragno nella stanza.
Ma riprendiamola un mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza.

È vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.
È vero che spesso la strada ci sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
È vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
che odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
Claudio LolliHo Visto Anche Degli Zingari Felici, 1976.


domenica 31 gennaio 2010

IL VISINO BURLESCO



Ti sei presentato opportunista
hai girato per mari e monti
hai viaggiato con l’autista
 
ma non paghi mai i tuoi conti!

Ti sei truccato da padreterno
hai sfruttato ogni bagascia
hai legalizzato il tuo inferno
 
ma non ci metti mai la faccia!

Ora che sanno come vivi
qualcuno ti lancierà insulti trivi.
Ti sei mostrato avventuriero
hai fedeli sempre nuovi
hai il doppiopetto da guerriero
 
ma l’onore non lo trovi!

Ti sei proclamato adulatore
hai flirtato con meretrici
hai lecchini in ogni dove

 ma non mostri le cicatrici!

Ora che capiscono come pensi
qualcuno eliminerà i tuoi consensi.


Ti sei dichiarato strafottente
hai strapagato le tue merde
hai assoldato solo delinquenti
 
ma non rimani mai al verde!

Ti sei osannato in televisione
hai un ghigno popolare
hai distrutto l'informazione
 
ma la tua parola fa cagare!

Ora che vedono quanto sei infame
qualcuno ti lascerà nel tuo ciarpame.

venerdì 22 gennaio 2010

CAMBIERAI VEDRAI



Scorda i tuoi ricordi
e sgancia la bilancia
mentre pesi i sospiri
finché respiri.
Guarda i tuoi riguardi
e distingui con la lingua
l’arsura dei rimorsi
che spegni con pochi sorsi.

Di che mondo sei
quale mondo vuoi?
tanto prima o poi
cambierai... vedrai.

Prendi se comprendi
le parole un po’ argute
e versale su ogni verso
che non vada perso.
Ferisci se preferisci
la canzone che indispone
ma preserva tutte le ciarle
per cantarle senza darle.

Scegli una nuova cosa
ma vivi nell’universo
tanto non c’è verso
cambia sempre qualcosa.


Manda chi comanda
chi ha pretese a quel paese
e prendi ciò a cui tendi,
senza che lo pretendi.
Canta perché incanta
la tua voce portavoce
e ascolta la gente incolta
che fischietta la rivolta.

Di che mondo sei
quale mondo vuoi?
tanto prima o poi
cambierai... vedrai.

Quanti dubbi hai
quale vita vuoi

perché quando lo vorrai

tutto succederà... lo sai.

Ama ogni parola

apprezza chi ti consola

il mondo ti appartiene

goditelo... conviene.

lunedì 11 gennaio 2010

LA STELLA SUL PETTO



Ho rivisto il tuo sguardo nello specchio
pieno di rughe, segnato dall’età.
Ribevo questi sorsi di whisky amaro
che riecheggia ancora di terre lontane
e del tuo viaggiare già vecchio.
Racconterò alla gente, il tuo attento pretendere profondo
pieno di sbagli e di promesse pagane
pagato con gli speroni del tuo presente?!

Viaggia amico fragile verso la tua meta lontana
su quei cavalli del brusco colpire bisonte
lungo la dorsale delle praterie indiane.
Saprò barattare le pelli del mondo
di questo tuo triste massacro fumante
di bianchi ribelli per un nord distante.
Venderò i tuoi ritratti d’osso di cervo
sparati con il fucile della vittoria
da questo manico scolpito in profondo.

Riposa lontano dai tuoi lunghi giorni di noia
sopra queste gelide acque del fiume.
Getterò lì le tue pepite di gloria e le speranze,
dentro questo saloon ricco di piume
così che il tuo sigaro spento nel sorso
riaffoghi nel caffè impastato di corda.
Devierò la carovana dal tuo lungo percorso
lontana dall’oro scavato dall’ingorda
gente immonda... e da questa tua tomba.


Riposa in pace compagno di viaggio,
la tua stella d’oro risplenda sempre del tuo coraggio.


_______
Dedicato a Fabrizio de André
.

domenica 3 gennaio 2010

UNIVERSO PERVERSO



Vivi appeso alla tua sottile voliera
ti dondoli con l’asticella corta
con il ricordo del volo com’era
nella tua triste fischiata morta.

Vivi dentro una vasca di vetro
e passi i tuoi giorni pieni di rabbia
conosci ogni parete, ogni centimetro
della tua trasparente angusta gabbia.

Vivi steso su un duro tavolaccio
sconti i tuoi tristi giorni di cella
buttato come un vecchio straccio
tra piscio, mura lerce e una nera scodella.

Eliminiamo le costrizioni
rispettiamo la libertà di ogni simile
insegniamo solo amore
per una società infallibile.

Perché tenete i nostri simili chiusi
in un mondo a loro diverso
pieno di malvagità, di egoismo e soprusi
lontani dalla natura che hanno perso.

Perché predicate pseudo civiltà con la preghiera
in una maniera così atroce e disumana
intrappolando bestie da mostrare in fiera
per allietare questa assurda società umana.

Perché non divulgate pace e fratellanza
tra tutti i popoli ed il creato
buttando all’aria affari, egoismo e intolleranza
rispettando tutti gli animali e il vicinato.

Apriamo agli altri le porte,
creiamo pace e comprensione
insegniamo amore e non morte
per la nostra perfetta evoluzione.

mercoledì 30 dicembre 2009

FRANCESCO GUCCINI - Il Tema






Il Tema


Un anno è andato via della mia vita,
già vedo danzar l'altro che passerà.
Cantare il tempo andato sarà il mio tema
perché negli anni uguale sempre è il problema:

e dirò sempre le stesse cose
viste sotto mille angoli diversi,
cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi,
gli anni, i visi che si sono persi,
canterò soltanto il tempo...

Ed ora dove sei tu che sapevi ridare ai giorni
e ai mesi un qualche senso.
La giostra dei miei simboli fluisce uguale
per trarre anche dal male qualche compenso:

e dirò di pietre consumate,
di città finite, morte sensazioni,

racconterò le mie visioni spente
di fantasmi e gente lungo le stagioni

e canterò soltanto il tempo...

E via, e via, e via parole vane
che scivolano piane dalle chitarre
e se ne vanno e vibrano, non resta niente,
un suono che si sente e poi scompare...

E sono qui sempre le stesse cose
viste sotto mille angoli diversi,
e cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi,
gli anni, i visi che si sono persi,
e canterò soltanto il tempo...

sabato 5 dicembre 2009

ADORATI FIGLI


Che ragazzini sti due - “Greenhouse gas friendly transort - Photo by Gazza”



E vi porterò con me
in un mondo incantato
libererò i vostri perché
dalle mie parole e da tutto quello
che non vi ho dato.

E saprò ripartire con voi
ogni volta con più energia
vi darò la pioggia, il mare, i monti,

le stelle e la pazzia.


E dovrò anche dirvi
che Dio vi assomiglia
senza lacerare il vostro credo,
dacché, oltre all'Arte, è solo l’amore
l’unica vera Meraviglia.

E vi parlerò delle ignobili regole
che stanno distruggendo il mondo,
per sigillare per sempre
le botole
del dire e del fare inverecondo.

E vi spiegherò cose per non farvi convincere
che una idea anche se diversa o ingiusta
non deve essere punita con il carcere,
con le torture o con la frusta,
e peggio ancora con la pena di morte.

Da sempre “vivere è decidere” anche se si erra
su questa straordinaria e difficile Terra.

Lascerò però a voi capire cosa vi riserva il futuro

perché a un certo punto, sarete voi a doverlo vivere.

venerdì 13 novembre 2009

ROMA NEL CUORE



Adorata città come ti posso chiedere
di dedicarle un sogno
se non so possedere
il tuo fascino eterno
la storia, il vanto, il bisogno
di non riuscire a vederti
trasformare dallo stil moderno.

Roma... falle capire che il mio amore
deve passare in mezzo alle stelle
prendere un dardo e con furore
riscaldare il suo cuore e la pelle.

In ogni tuo anfratto
nelle piazze e tra le mura
respiro attratto
tutto il tuo potere supremo
dell’antico splendore che dura...
da Augusto, Adriano, dal Ratto,
dalla Lupa e da Romolo e Remo.

Roma... falle sentire che il mio desiderio
deve attraversare tutti i tuoi colli
prendere un ponentino e con adulterio

alzare i suoi fremiti finché non bolli.


Dalle tue colonne, da ogni fregio
in ogni scultura, nei Fori, trabocca
la magnificenza, il pregio,
la tua potenza, la memoria,
la tua legalità che riscocca
dai Triumviri, dal Legio,
dal Diritto che è diventato storia.

Roma... falle vedere che il mio ardore
deve salpare in mezzo ai tuoi flutti
prendere un’onda e con fragore
innaffiare il suo corpo e tutti i suoi frutti.

Potrò mai tacere del fasto,
dei tuoi martiri, dei tuoi Cesari
dell’impero della Chiesa così vasto;
o delle tue terme, l’Anfiteatrum,
il Pantheon creato senza pari
e dell'intatto selciato rimasto
dell’immensa Regina Viarum?

Roma... falle sapere che il mio progetto
deve scavare tutta la Terra
prendere il seme e con un getto
fecondare il giardino e la sua serra.

Caput Mundi immensamente amata
tra tutte sei magica, unica
città eterna, ... aperta e mai superata;
ridacce Salustri, Pasquino o i vecchi stornelli
infine, una vecchia supplica:
dacce fontane de vino e
... facce fa 'n’antra magnata
da ricoveracce al “Fatebenefratelli”.

Roma... falle capire che tutto il mio amore
deve sbocciare lungo le tue vie
bussare ai portoni e con batticuore
spalancare i suoi occhi a chiese, case e osterie.

________
Sapiens Populus Quaerit Romam: “Un popolo sapiente ama Roma”.

sabato 7 novembre 2009

PROVETTA DI CARATTERE




Flebo, enteroclismi, biopsie, dialisi,
ecografie, TAC, raggi X... fai un sacco di analisi.
Diagnosi, ricoveri e terapie urgenti
vieni nella nostra clinica, siam medici potenti.

Prendi la fiala, quella marrone
mettine in testa una pozione
così che il tuo cuoio capelluto
rinasce e ricresce in uno sputo.

Infilati svelto questa supposta
subito dentro finché è tosta
se no si squaglia e ti si affloscia
colando giù fino alla coscia.


Usa medicine in confezione sterilizzata
attento alla dose ma più attento alla data.
Preparàti in blister, in tubetti e flaconi
in milligrammi, in etti o in pozioni.

Ingurgita pillole se vuoi dormire
per fartelo alzare, o per non presto venire
mandale giù con mezzo bicchiere
mattina, pranzo e tutte le sere.

Deglutisci un cucchiaio di questo sciroppo
purificherai i polmoni in uno schioppo
corrobora il fegato, asporta la tonsilla grossa
asciuga i reumatismi delle tue ossa.

Ingoia senz’acqua i nostri confetti
così calibrati, saporiti... perfetti.
Tolgon l’acidità, portan via la stitichezza
eliminano dal sedere l’antipatica brezza.


Spalma più volte la crema reidratante
per la tua pelle secca è così rinfrescante.
Togli le rughe, spiana cellulite e grinze
elimina occhiaie e borse con bisturi e pinze.

Spruzzati una lozione per farti rassodare
inietta il silicone nella labbra per trasbordare
gonfia i tuoi seni, tira su le chiappe... rifatti a pennello,
asporta gli inestetismi dal tuo cervello.


Vaccinati presto ... non aver paura
fa l'aerosol per riscaldar la freddura
sciogli nell'acqua il nuovo effervescente
cura i tuoi malanni o di te non resta niente.


Basta! Basta ricette, basta ticket e dottori
ignora il loro verbo fa crescere i tuoi malumori.
Rifiuta medicine e i miracolosi preparati
che ti propinano ste multinazionali di assatanati.

Mangia normale, bevi tranquillo
farai pipì bionda e cacca a fusillo.
Non farti prendere per scemo buttale al cesso,
vivrai più sereno... e inizierai a curare te stesso.

domenica 25 ottobre 2009

NUME RETTO



Sette le note, sette i colli e le celesti sfere, da ammirare tutte le sere
da suonare all’infinito, da contare con un dito.
Sette i saggi, sette le Meraviglie, sette i peccati che ci assomiglian,
di ogni colore senza contorni, di un arcobaleno per sette giorni.

Conta i pianeti, conta gli accordi e la settimana

conta i suoni di ogni campana

conta i peccati, conta i colori e i sacramenti

ma non contare mai gli anni dei presenti.


Sei le facce del cubo, sei-sei-sei (666) contro ogni Setta e i falsi Dèi
del Creato finito il sesto giorno, del Re e della sua stella per il nuovo ritorno.
Sei gli alveari, sei le melliflue celle e l’esagramma dell’I Ching che muta ribelle
del matrimonio senza mestizia, dei pitagorici e della giustizia.

Conta il Sigillo, conta le Squadre e i Compassi
ma non contare sui semi sotto i sassi;

conta i Profeti, conta gli assatanati e i Mutamenti
usa la KaBaLa e i suoi procedimenti.

Cinque le dita, cinque i sensi, più se li conti più se ci pensi;
più del Pentagono più della Stella, più del pentagramma, più della iella.
Cinque i Libri sacri, cinque la Terra nella quintessenza che ci sotterra
di ogni uomo i suoi prolungamenti, delle popolazioni nei grandi continenti.

Conta gli arti, conta le dita per tutti i sensi

conta le righe per i suoni immensi

conta gli Anelli Olimpici, conta le razze multicolori

diventa campione e mettiti in gioco per non vincere ori.


Quattro i semi e gli elementi da puntare con le carte e gli esperimenti;
della famiglia e dell’eterna Gaia: infanzia, gioventù, maturità e vecchiaia.
Quattro le stagioni e i punti cardinali, dei quarti di Luna per i lupimannari,
per ogni incrocio da attraversare, per ogni viaggio per i quattro mari.

Conta gli Evangelisti, conta le fasi e i venti

per toccare nuovi porti con altri adepti attenti;

conta i semi nel gioco, conta gli assi e i pilastri

usa la bussola, ma orientati con il fuoco degli astri.


Tre le Grazie e il numero perfetto, tre il triangolo e la forma del gentil sesso
tre alla partenza prima del via, tre i “mea culpa” sul petto e così sia.
Tre i Re Magi, tre i regni d’Egitto, la Trinità nel nome di Cristo;
tre i processi in ogni azione finita, leggi la Divina Commedia... è la vita.

Conta i colpi alla porta, conta le Parche e il divino

conta Giuseppe, Maria e Gesù bambino,

conta passato, presente e futuro, conta parecchio

vedere il mondo con il terzo occhio.


Due gli opposti, due i punti per retta, in ogni duello e nell’usa e getta
di ogni se stesso dentro lo specchio, del bianco del nero, del pozzo e del secchio.
Due le facce, due i sessi nell’accoppiamento e negli amplessi,
di ogni moneta lanciata nei campi, sinistra-destra, giorno-notte, entrambi.

Conta il binario, conta il duetto e il riflesso

in ogni doppio... conta il proprio «se stesso»;

conta i binomi, conta i bis e i gemelli

viva le unioni così come
i matrimoni senza gli anelli.

Tutti per Uno
... Uno per tutti, vien sempre il primo, poi belli, brutti, ...
“Essere o non essere”, “Penso, quindi Sono” unità, singolo o Mono.
Uno il perno, uno il punto... colonna del mondo senza nessun congiunto.
Una la morte, uno l’inizio e il Sole, uno il solitario e la zitella senza prole.

Conta per prima, conta il pre e il primogemito

del Nume in ogni principio sempre congenito;

conta l’asse, conta il single e chi è solo

viva tutti i numeri e VIVA IL LORO RUOLO.

mercoledì 21 ottobre 2009

L'importanza di chiamarsi Ernesto



Balla Ernesto
balla nei miei ricordi
danza perché non scordi
che quel che tu dici
mi rende felice.
Balla Ernesto
balla per i miei occhi
danza finché non tocchi
il cielo e l’infinito
ancora con un dito.

Dai Ernesto

balla senza fretta

danza per non sentirti stretto

nei miei pensieri

oggi come ieri.



Corri Ernesto
corri dalle mie manie
scappa per non far pazzie
con il mio respiro
ancora un altro giro.
Corri Ernesto
corri dove c’è un sorriso
scappa più deciso
da un mondo incerto
tu che sei esperto.

Dai Ernesto
corri senza fretta

scappa dalle idee imperfette
verso profondi pensieri

oggi come ieri.



Lotta Ernesto
lotta sotto la luna
combatti con nuova fortuna
in ogni notte coraggiosa
per vincere ogni cosa.
Lotta Ernesto
lotta per i nostri figli
combatti perché gli assomigli
il futuro che costruisci
«libertà vieni… gioisci».

Dai Ernesto
lotta più in fretta
combatti per restare in vetta

nei miei pensieri

oggi come ieri.

venerdì 16 ottobre 2009

Tu povera illusa



Tento e ritenti di venirmi incontro
provi e riprovo, ma è sempre scontro.
Quella che sei lo so molto bene
quello che sono non vale un tuo perdono.

Sento e consenti a ciò che desidero
tenti e ritento ... ma non ti considero.
Come il surf sulle onde ti cavalco fino al limite
poi ti mando ancora a fondo e riapri vecchie ferite.

Prendo e riprendi il bandolo della matassa
scopri e riscopro la mia nota bassa.
Torno e ritorni a ripretendere tutto
mi convinci... e da egoista, rifaccio il farabutto.

Aspetto e riaspetti che io diventi diverso
parti e riparto, ma è sempre lo stesso.
Tu povera illusa rinnovi il tuo aspetto
io mi ripresento, invento una scusa e mi batto il petto.

La fedeltà è donna e riprovi a riabbracciarmi
io eterno
Ulisse per nuovi lidi, tu Penelope nell’aspettarmi.
Un tira e molla che ormai snerva e sfianca
tu per me sei una folla, io... per te la notte bianca.

Non sai più che dirmi e neanche come prendermi
vorresti vedermi morire, ma sai che potresti perdermi.
è tutto riprovevole questo non è un rapporto
tu sei forte, io debole... tu ammaliata... io più accorto.

venerdì 7 agosto 2009

EMMA




Emma dolce Emma, falsa Emma falsa
Emma furba Emma, pazza Emma pazza.

Emma forte Emma, bassa Emma bassa

Emma calda Emma, grassa Emma grassa.

Emma l’oca giuliva, Emma chi fa la diva
Emma ogni moglie, Emma chi ha le doglie.
Emma chi lava i piatti, Emma se la ricatti
Emma la segretaria, Emma la missionaria.
Emma ogni curiosa, Emma la nuova sposa
Emma ogni bambina, Emma chi è cretina.
Emma se si profuma, Emma quando fuma
Emma chi diventa nonna, Emma che donna!!

Emma bella Emma, esperta Emma esperta
Emma finta Emma, incerta Emma incerta.

Emma grande Emma, famosa Emma famosa

Emma piccola Emma, odiosa Emma odiosa.

Emma ogni dama, Emma chiunque ama
Emma la fioraia, Emma la portinaia.
Emma l’infermiera, Emma la cameriera
Emma per una settimana, Emma ogni puttana.
Emma chi si accontenta, Emma la paraventa
Emma ogni civetta, Emma chi ha fretta.
Emma la trasgressiva, Emma Lady Godiva
Emma le pie madonne, Emma tutte le donne.

Emma cara Emma, donna Emma donna
Emma viva Emma, evviva Emma evviva.