
Corrono i tram assonnati e appesi
con le loro scariche fulminanti
lungo i chilometri di cavi distesi
nelle corsie asfissianti.
Lampeggiano i semafori senza armonia
tra le ambulanze con le sirene distese
e l’angoscia impastata all’insonnia
per le bollette scadute da oltre un mese.
Prova a svegliarsi il nuovo giorno
affogando in un caffè le ambizioni distrutte
già arrotolate su se stesse come sfogliatelle al forno
o strette tra le pieghe di lenzuola disfatte.
Inizia così il mattino di milioni di volti spenti
facce in giro in una città senza un centro
operai, impiegati, badanti, preti, ... tutti serventi
e già stanchi e preoccupati per il rientro.
Un via vai di clacson in convulsione
tra fannulloni e lavoratori privi di scopo
verso una vecchiaia senza pensione
di contributi versati per un incerto dopo.
Avanza incerto
il bell’oggi impietoso
che taglia in due questo albeggiare cittadino
di chi vive in afflizione, incazzato e dubbioso
alla ricerca di un posto in un mondo meno meschino.
Non nasce ancora il vero coraggio
che ci rende non abitanti ma cittadini modelli,
lontani dall'Europa, anzi succubi ed ostaggio
del debito pubblico, care pigioni, mutui, balzelli.
Scorre così
via il domani pieno di intrighi e beghe
di una vita sempre in coda anche senza sportello,
di lavoro precario, di colleghi e colleghe
per cercare o difendere un posto col coltello.
Avanza a stenti il nuovo essere umano
con la speranza sempre aperta
che un andare contromano
riapra una strada non più incerta.Libero dal mio terrazzoun mondo di vociantiun po’ sognante e un po’ pazzoassorto in mille egoismi vaneggianti.Il buco dell’ozono
di una politica ristretta
per una città che non riparteper un cambiamento... senza fretta.