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domenica 2 gennaio 2011

TMESI e TMESI

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Questa mia breve ri-creazione è un omaggio all'Oplepo, nonché alle figure retoriche per evitare di finire nel far rime (fa rima e c'è) sempre allo stesso modo, o di iniziare, ancor più grave, alla stessa maniera.

1 - Tmesi
3 - Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle, traducibile in italiano "Officina di letteratura potenziale")
3 - Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale)
4 - po- co- mo- no- ro- = Poco m'onoro (ben altri giochi di parole e ben altri autori sono nell'Olimpo letterario).

Se potessero arricchirsi i po-steri con l’ostica tmesi o con i po-scritti patafisici delle mille po-stille metriche da me compo-
ste, i pochi riconoscimenti che co-stellano le mie brevi opere più co-stipanti, non onorerebbero le co-succe iperletterarie dei magici co-strutti stilistici oplepiani. Ciò mo-stra come in fin dei conti grommo-si giochi di parole che fan da cimo-sa allo splendente arazzo/mo-saico dell’Opificio Letterario (no-stop nell’ordito), servono per cono-scere la scrittura (ri)creativa no-strana che ruota su idee ricono-sciute nell’alto Potenziale già ro-seo, giacché l’immensurabile ro-sario di autori, giammai Numero-si, ri-scriva ancor versi in futuro.

mercoledì 24 marzo 2010

TOCCO D'ARTISTA


Al
tocco di Tocc
o1 con tocco al tocco gli toccò un tocco di tocco al tocco.


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1 Cittadino di Tocco da Casauria (PE)
Deve sembrare proprio un po’ strano leggere di un pazzo toccolano1 appena laureato che con un cappello di laurea messo in testa di sbieco, cioè “all’una”, festeggia assaggiando un pezzo di intingolo di carne bianca di pesce pescato al tocco.


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Repetita iuvant. In mezzo ad un oceano di parole che il nostro vocabolario contempla, vale sempre la pena formulare una frase che ne contenga solo una, ma ripetuta enne volte (otto in questo caso) e riuscire a toccare tutti i significati possibili ed immaginabili. Un record? Una follia? Un inutile gioco stilistico che oltretutto punta all'enneade comprendendo con un tocco di classe, anche il titolo del post? Beh, sì!

Vengo, con questa mia, a precisare che la diafora mi diverte più dell’anafora e dell’epifora, anche se mi ingrifa ancora di più la complexio. Ad onor del vero mi tocca anche dire che con la ripetizione di una stessa parola, il ritmo del verso ne risente; ma vuoi mettere l’ebbrezza del piacere ludico fine a se stesso, per presentarvi una epanalessi all’ennesima potenza?!

L’in-tenzone è quella di aprire un varco nella fitta boscaglia dei giochi di parole ben sviscerati dai due grandi ludolinguisti: Stefano Bartezzaghi e Umberto Eco, e non solo; se qualcuno mi vien appresso, per questo irto sentiero, aggiunga, in tal guisa, un suo diverso verso, che oltre osi o si somigli a codesto qui sopra espresso, di modo che la selva fiorente non mi appaia più una giungla nella mia solatia mente, ma un giardino profumato di sinapsi fiorite. Se la pugna non è nelle vostre corde o non vi interessa duellare con parole astruse, vi capisco, ma sappiate che ancora oltre e altrove ardirò in ulteriori scritti.

Farommi paladino, come un fiero alfiere, dell’attempata retorica, ma, per altri lidi sopraffini, proverò ad ammorbarvi in futuro per altri post, anco con parole più sdrucciole e compiacenti.

Ora esco di scena citando un verso che fa onore al mitico Cyrano e al grande tocco di Guccini: