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domenica 13 maggio 2018
sabato 3 ottobre 2009
Dai nemici mi guardi D'io, dagli amici mi guardo io!

GLI AMICI
I miei amici veri, purtroppo o per fortuna,
non sono vagabondi o abbaialuna,
per fortuna o purtroppo ci tengono alla faccia:
quasi nessuno batte o fa il magnaccia.
Non son razza padrona, non sono gente arcigna,
siamo volgari come la gramigna.
Non so se è pregio o colpa esser fatti così:
c’è gente che è di casa in serie B.
Contandoli uno a uno non son certo parecchi,
son come i denti in bocca a certi vecchi,
ma proprio perché pochi son buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo.
Non siam razza d’artista, né maschere da gogna
e chi fa il giornalista si vergogna,
non che il fatto c’importi: chi non ha in qualche posto
un peccato o un cadavere nascosto?
Non cerchiamo la gloria, ma la nostra ambizione
è invecchiar bene, anzi, direi… benone!
Per quello che ci basta non c’è da andar lontano
e abbiamo fisso in testa un nostro piano:
se e quando moriremo, ma la cosa è insicura,
avremo un paradiso su misura,
in tutto somigliante al solito locale,
ma il bere non si paga e non fa male.
E ci andremo di forza, senza pagare il fìo
di coniugare troppo spesso in Dio:
non voglio mescolarmi in guai o problemi altrui,
ma questo mondo ce l’ha schiaffato Lui.
E quindi ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi,
cosa che a questo mondo han fatto in pochi,
voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti,
tra santi tristi e noi più divertenti,
veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni,
fra noi e la massa dei rompicoglioni…
Francesco Guccini
domenica 7 giugno 2009
INERME SOLITARIO

Chiedo udienza
a voi luminari della politica scienza.
Chiedo venia:
ho una grossa tenia?!
Non mi reggo più dritto,
ma non riesco a stare zitto!
Lei m’è entrata dalla bocca
e sta acquattata, non mi tocca.
Sta sempre calma, dentro,
se lei mi ascolta io non c’entro.
Se mangio tanto o normale
lei non mi fa male,
se mangio spesso oppure poco
lei rimane subdola nel suo loco.
Non so com’è fatta
s’è aggressiva, visibile, chiatta;
non so quant’è lunga
e che funzione funga;
non so cosa pensa,
s’è corta, asciutta, densa,
fragile, aggressiva, fanatica,
o scaltra, ispirata... pratica;
non so come si veste
s’è rossa, bianca, nera, celeste;
non so se ha Sorelle, Colleghe,
Compagne, Camerate o Leghe.
In pratica ogni cosa che faccio
lei mi rende uno straccio.
Lavoro, compro, sudo,
pago tutto, mangio crudo,
cotto, tiepido, sciapo...
ma son sempre punto e accapo.
Lei è li segreta, calda,
si tiene stretta... salda,
si nasconde, si rintana,
si coalizza, si dipana.
Cambia volto, mi costringe,
mi schiavizza, mi restringe;
non mi molla, mi si avvita...
A ME MI STA ROVINANDO LA VITA!
Basta! Basta! Non resto più inerme.
«ora ti sento, sporco di un verme»
m’accorgo del tuo continuo dolo,
scopro che non sei mai stato solo
dentro di me siete stati in tanti
coalizzati e arroganti.
Non resto più schiavo dei vostri metodi, abusi,
aggressioni, raggiri, soprusi.
Ora che mi hai ridotto a mal partito
resto solo, più magro... tradito.
Non ho più santi da votare,
né fede per nessun altare.
Non mi fido più del vostro domani,
voi… voi che continuate a mangiare a piene mani.
Basta! non voglio vermi da sfamare,
non vi darò più da mangiare;
Basta!.. so cosa fare:
«VI UCCIDO... cioè, vi vado a cagare!»
sabato 6 giugno 2009
BIANCO ROSSO E VERDONE
Sacrosante le parole del lucano Pasquale Ametrano prima di deporre la scheda nell'urna per un voto che non servirà a cambiare niente. È un film che continuiamo a vedere decinaia e decinaia di volte.
lunedì 1 giugno 2009
LOTTAVO NANO

Dubbì or not dubbì? Ovvero oNANIsmo mentale.
Ho un dubbio, e si sa, i dubbi li hanno solo i cretini, gli intelligenti hanno solo certezze (certaMente!). È da tempo che cerco di prendermi sul serio, ma non ci riesco, cioè, mi (s)piego meglio. Adoro le parole, le rompo, le straccio, le amplifico, insomma le manipolo, cercando di tirar fuori sensi intrinsechi (che parolona) da ognuna di essa, senza mezzi termini (il perché poi non so dirlo, infatti, i «termini» anche se tronchi (mezzi) diventano un nuovo ceppo, cioè un termine intero che si trasforma in uno nuovo, ergo «metà», cioè nano). Insomma cerco di indovinarne ogni rimando, ogni significato recondito tra(sfor)mandoli in significanti, ma alla fine mi sono arreso. La galassia è grande, troverò una via di scampo (e mazzanColle) per nascondermi.
C'è un termine che mi arrovella le cervella, ed è NANO. Nano è un vocabolo innocuo, semplice, inoffensivo, ... mah! E nei colpi di scena, nei risvolti, nelle piaghe dei pantaloni, c'è sempre un(a) grande MA(zza). Questo mezzo termine, qualcosa sicuramente sottintende. È corto come le parole importanti: casa, vita, sole, luna, pane, vino, figa, pene, pipì, pupù, papà, papa, bara. È concreto, forte, chiuso..., e per questo è sfuggevole, irraggiungiBile, imprendiBile (tanto che a furia di p(i)erseguirlo non respiro più, sarà per via dell'Al(f)fan(n)o?). Prendo fiato. Respiro lentamente. Ossigeno le sinapsi. Capisco. Mi arrendo. È inutile cercare di trasformarlo, tentare di adeguarlo alla mia coscienza, a farmelo piacere. Resta corto e basta. Non ci trovo niente di interessante, non posso farci nulla. Vorrà dire che lo metterò nel mio UniVerbo di parole morte, scusate volevo dire parole corte.
Affanculo i dubbi. Mori NANO, con te non l'otto più. Me ne farò una ragione.
R.I.P.
Riottoso Informe Paraculo
Riprovevole Infame Pernicioso
Rivoltante Insidioso Piduista
Raccapricciante Italiano Putriscente
Repellente Individuo Politico
sabato 30 maggio 2009
PAPALE PAPALE
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