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domenica 6 marzo 2011

NAUFRAGIO DEI VALORI

© Franco Chirico - Naufragio dei valori (La fucilazione del 3 maggio 1808)
Matita su cartoncino, 2006 - cm 23,8x18,7


M’aggiro
tra la folta cirrosia
della mia nostalgia.
Nella mia ansia
s’adombra il desio
d’agire nella fulminazione
per ritirarmi
dalla poltiglia della noia.


Solo la voglia
di ammirarmi
nella stagnante
aria linda dell’universo
rende liberi
i miei pensieri.



© FRANCO CHIRICO - Proprietà artistica riservata - Riproduzione, anche parziale, vietata in tutti i Paesi. Cliccare sul disegno per apprezzarne i particolari.


sabato 11 dicembre 2010

LA STANZA DELL’ARTISTA (Visione profetica)



LA STANZA DELL’ARTISTA (Visione profetica) è un disegno a matita su cartoncino del 1979 che ho realizzato in contrapposizione all’ispirato dipinto di Vincent van Gogh “La camera ad Arles”. Non è facile parlare delle proprie opere e ben altre parole devono accompagnare un disegno. Questo post non vuole essere una spocchiosa ed esauriente esegesi ma una semplice e spregiudicata considerazione a posteriori su quello che, inconsciamente ha preso forma sotto lo stimolo del contrasto che una mirabile grafite è riuscita a concedermi.

L’opera mantiene una struttura identica a quella dell’autore olandese, ma se la pittura del maestro presenta una realtà quotidiana in maniera didascalica, qui invece, tutto è surreale, simbolico, astratto, e per questo, forse più veritiero. Dove per van Gogh, il letto addossato a destra vicino alla parete/protettiva è il simbolo sul quale ci si riposa dalle fatiche e dai turbamenti delle passioni e visioni consce delle proprie dure giornate, qui nel mio disegno, il letto manca, ma lo stesso spazio è occupato da un mondo ancora più simbolico e indefinito: sonno puro, il luogo che alimenta le visioni inconsce, quelle che turbano comunque, l’equilibrio mentale di un individuo: sogni, visioni, incubi, fantasie, tentazioni, paure, passioni, sentimenti, ecc.).


Come sempre la realtà che un’artista esprime è molto più complessa e a più livelli. Il lato razionale che prende tempo e spazio a sinistra (emisfero dx del cervello) è vuoto, freddo, bianco, quasi inconsistente ma ben dominato perché poggia sulle quattro gambe della sedia (simbolo del dominio totale del proprio territorio; anche se rappresenta il luogo dove ogni spettatore ideale, prende posto per osservare, analizzare e incasellare, vivere e rivivere, facendo propri, emozioni, passioni e sentimenti anche non personali) e non può far altro che assistere inerte davanti a questo film, queste rappresentazioni che altri stanno realizzando o che egli stesso sta vivendo proiettando (il proprio io) di fronte a sé.


Seduto comodamente domina e vede sotto ai suoi piedi, le visibili tracce evanescenti della natura mortale e impassibile. Intorno a sé tutto è statico, tutto è immobile, anche se ogni cosa sta per volgere al termine, sta per passare dallo stato liquido-infanzia (pozzanghera capovolta = mare delle opportunità e del destino = volo/fenicotteri/gruppo: amici, parenti, vicini, compagni di scuola, colleghi) allo stadio successivo creta-gioventù, ossa/teschio-maturità fino a ridivenire sabbia/vecchiaia-morte. È il ciclo della vita e delle reincarnazioni continue, il simbolo della ruota eterna, dove però qualcosa può sempre essere ribaltata (il destino cambia continuamente = è la pianta con la sua rugiada che riempie la pozzanghera di acqua ce lo conferma) senza lasciare traccia di sé, solo flebili impronte sulla sabbia: Polvere siamo e polvere torneremo.

Il lato irrazionale a destra è invece il luogo del coraggio, della forza, della libido, del dominio, della violenza, dei tabù, del peccato, dell’incoscienza, della cattiveria, della lotta contro il male, dei poteri forti, delle beghe, del divino, delle emozioni, dell’intuizione, dei manufatti dell’uomo, ecc. In questa quinta infinita nulla è statico, tutto è in continuo divenire, e ogni cosa può prendere un’altra piega o un’altra apparenza.

Qui è la sirena che deve essere legata e il suo canto non potrà essere esprimibile (il volto arcigno non ha bocca).
Qui è il serpente che fagocita l’uccello piumato, il famoso Quetzalcoatl simbolo del quinto mondo (quello dell’uomo dell’ultima era, le altre sono implose e sono sparse sul pavimento).
Qui il blocco di pietra al centro della composizione, diviene pilastro/dolmen/obelisco portatore di messaggi antichi come la caverna/grotta (ricca di ombre piene di metafore e parabole come nel mito di Platone, con le tane/rifugio), con i suoi paesaggi nascosti, e si trasforma in un monumento imponente, in una vestigia umana, in un antico rudere (Timeo = Atlantide), testimone del tempo che fu e ridivenire colonna/omphalos del nuovo mondo o del vecchio mondo costruito a misura d’uomo con i blocchi di tufo, con i mattoni (l’argilla informe questa volta è stata plasmata dalle mani di esseri umani).
Qui la silice è divenuta vetro, la selce è una lancia/giavellotto raffinato, il metallo un chiodo, l’erba una corda, il cotone un calzino (sic!), il legno una finestra.
Qui l’uomo cavalca la chimera, domina il mostro che lui stesso crea nei propri pensieri: l’essere mostruoso che esso stesso osanna nei miti, trasformandolo nei mille volti attraverso paure e vendette ancestrali in (padre padrone, dittatore, madre ossessiva) o come Sfinge, Minotauro, Edipo, Prometeo, Angelo, ...
Qui, finalmente, la Sirena viene dominata e tenuta bloccata da altre corde e dalle strette volute della coda/serpente intorno al ramo, Eva primordiale, Alma Mater, Mater Dei.
Qui l’essere femminile primordiale madre/moglie/amante, apparentemente cavalcata e succube di un uomo messo a nudo (e ridicolizzato), è la vera tutrice che divora sotto forma di serpente, come una mantide religiosa i suoi figli/uomini e che, come una maga (Circe), trasforma in bestie, animali.

In quest’opera è in atto una lotta continua tra Utopia e Ideologia, tra Fisica e Metafisica, tra Psiche e Techne, tra Realtà e Sogno, e a differenza della stanza di van Gogh, dove tutto è in ordine e ognuno può andarci a dormire (come avviene in un albergo o locanda), qui il letto non c’è, e per nessuno si apre uno spiraglio di salvezza o di sperato riposo. Al contrario dei mille luoghi incantati descritti da Omero nell’Odissea, qui per l’individuo-Ulisse avventuriero/scopritore che decide di mettersi in viaggio, chiuso nel suo mondo ideale e che si mette in gioco, sognando, pensando, fantasticando, idealizzando, senza nessun mentore, non c’è una casa vera e nessuno ad attenderlo alla fine del viaggio; del fedele Argo ci sono solo le impronte sulla sabbia.

L’essere umano è solo con i suoi ideali, obiettivi, speranze, opportunità e aspirazioni e non può esserci neanche nessuna fede o religione che riuscirà a salvarlo. L’uomo in nero che si staglia contro i gradini della scalinata (gironi infernali della Divina Commedia) con la sua ombra terrena, sembra discendere divinamente da un cielo cristallino come una leggiadra figura ieratica di un santo/salvatore ma è un essere umano, che con i suoi difetti e con le sue perversioni, scende sempre più verso l’infimo gradino più basso. Nulla sa di salvifico, nulla potrà confortare la notte profonda dell’essere umano, solo l’anamorfosi impietosa del teschio mostra la realtà per quello che è: una grande illusione.


© FRANCO CHIRICO - Proprietà artistica riservata - Riproduzione, anche parziale, vietata in tutti i Paesi. Cliccare sulla foto per apprezzarne i particolari.

 

Vincent van Gogh - La camera ad Arles

domenica 20 settembre 2009

SI SEDES NON IS <-> SI NON SEDES IS


«SI SEDES NON IS» è un disegno a matita su cartoncino pensato in omaggio all’Arte e realizzato nell’aprile 1983 (4-8-3: data nascosta nel “Quadrato magico di Saturno” disegnato a rovescio come in una lastra di acquaforte).
Infiniti i rimandi espressi a più livelli nell’antro contemplativo del pittore. Di essi ne riporto alcuni evidenti:
la «Poesia» (il verso palindromo: IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI sul nastro di Möbius e i libri);
l’«Architettura» (Il filo a piombo, la spalliera Trono di S. Pietro (emblema/facciata della Chiesa, formata con i 4 simboli: «Triangolo (Timpano), Quadrato (Base della Facciata), Cerchio (Rosone) e Croce», il capitello sullo stipite della porta);
la «Pittura» (graffiti nelle grotte, geroglifici e il segno di Capogrossi, lo stesso disegno);
la «Scultura» (il torso sulla libreria e le fatiche di Ercole nelle mattonelle d'avorio «decorazioni della Cattedra di S.Pietro» incastonate nel pavimento.

Un grande riferimento alle Arti liberali - utili per il raggiungimento dei livelli più elevati del piano intellettuale e morale - è riconoscibile nelle sette arti suddivise in Trivium (Grammatica, Dialettica e Retorica) e Quadrivium (Geometria, Aritmetica, Astronomia e Musica).

I riferimenti al Trivium sono evidenti nei tanti libri e all’Angelo che regge il Verbo, mentre quelli al Quadrivium, sono:
«Geometria», visibili nel compasso, nella squadra e nel pavimento: quadrati neri contornati da quattro triangoli bianchi che formano un unico grande quadrato (rappresentazione grafica del «Teorema di Pitagora»);
«Aritmetica», visibili nel Quadrato Magico di Saturno con i numeri da 1 a 9 «9 Muse» (riferimento al quadrato magico di Giove con i numeri da 1 a 16 nell’incisione di Albrecht Dürer «Melencolia I») e nella sacra Tetraktis, simbolo esoterico dei pitagorici;
l’«Astronomia» è oltre la finestra e nel caos magmatico delle fisse nel nulla dietro il poliedro sospeso (simbolo del pentagramma-stella a 5 punte: UOMO - la corrispondenza tra l’aspetto visivo della parola e la cosa rappresentata si percepisce nelle orbite degli occhi e nella fossa del naso del teschio: OMO, già descritto da Dante, Divina Commedia: Purgatorio XXIII, 32 «Parean l’occhiaie anella senza gemme: / Chi nel viso degli uomini legge OMO / Ben avria quivi conosciuto l’emme.»);
la «Musica» (il violino e il Tetracordo di Filolao (rappresentazione dei rapporti armonici basati sulle tre consonanze in accordo d’ottava, o diapason; quinta, o diapente; quarta, o diatessaron): cit. «Scuola di Atene» di Raffaello;

Altri elementi presenti nell’opera fanno il verso alla già citata opera del Dürer: cartiglio in alto nel cielo con la scritta «MELENCOLIA I» retto dal demone, qui «SANCTIFICETUR» retto dall’angelo, quadrato magico, chiodi della croce, poliedro (cubo tagliato), bilancia (segno zodiacale dell’artista), campana (violino), compasso, etc.
L’amore per la Filosofia traspare negli elementi che esprimono la Fisica e la Metafisica, la Teologia e la Fede, la Realtà e il Mistero, fino all’apparire della frase palindroma latina «SI SEDES NON IS» incisa sulla soglia della porta/finestra che preannuncia la predisposizione suprema dell’animo del Pittore che sta per divenire Artista.
L’angelo (Piano superiore della conoscenza e dell’esperienza) indica la strada nel candore dei 4 elementi (Aria, Terra, Acqua e Fuoco ben rappresentati nei simboli dei 4 evangelisti (Aquila, Toro, Leone, Angelo... ATLAS... ATLAntide), sul libro con il Cristo al centro della Croce).

SI SEDES NON IS (se ti siedi non procedi) fa il verso al suo stesso vero proponimento ambigrammato (lettura capovolta: la verità deve essere ricercata «non date le perle ai porci») SI NON SEDES IS (se non ti siedi procedi). La frase è presente sulla soglia della Porta Magica dei resti di Villa Palombara al centro di Piazza Vittorio a Roma.
È tutto qui il confine o lo stargate per arrivare alla Conoscenza attraverso l’Arte: chi osa, chi cerca, chi desidera ardire e sapere, chi crea, saprà e verrà santificato tra patimenti e mortificazioni, tra turbamenti e critiche, tra incomprensioni e sacrifici (chiodi della croce) senza essere necessariamente un uomo di chiesa.
L’artista apparentemente in ginocchio (sottomissione al contingente) è invece nell’atto di alzarsi per uscire fuori ed indagare, ancora una volta, il sensibile grazie anche alla Sapienza infusa nel libro che stringe nella mano sinistra dissacratoria (quella del diavolo). L’Arte è quindi necessaria per conoscere e trasmettere nel tempo la visione e la conoscenza che l’uomo ha del mondo.

L’opera simboleggia la sfera intellettuale dominata da Saturno (nel suo aspetto attivo) e suggerisce una connessione fra il mondo razionale delle scienze e quello immaginativo dell’arte: «La verità si nasconde nei dettagli» (cit. Marco Bertozzi). In essa ho voluto profondere la complessa vacatio animae, nonché l’inconfondibile umore dell’atra bile, trasponendolo mirabilmente (mira-bile-mente) in immagini.