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... IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI

giovedì 8 marzo 2018

De André canta Habibi



https://www.facebook.com/deandrecantalatrap/
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Etichette: Cover, Fabrizio de André, Ghali

domenica 4 marzo 2018

«l’Hybridamente - Piantala subito» (romanzo in divenire) by @INGEGNIedizioni

Copertina «l’Hybridamente» by @INGEGNIEdizioni



Subito sotto, uno stralcio dal mio prossimo romanzo l’Hybridamente ancora in stesura, 2° Capitolo, Seconda esperienza. Un flusso di coscienza di circa 300/400 pagine. 
Solo i punti e virgola interrompono la disperazione e la solitudine di una donna (una traduttrice di autori turchi) travolta nell’esplosione di una bomba terroristica a Parigi nel novembre 2016; una donna costretta, suo malgrado, a descrivere il proprio mondo interiore e il mondo degli altri, che poi non sono altro che i suoi diversi sé. Un mondo che ti crolla addosso. Un universo che esiste solo nella propria coscienza, nella coscienza di sé, che è solo uno dei miliardi di algoritmi che ci vengono proposti quotidianamente per dare un verso, o un senso, alla nostra esistenza, alla nostra consapevolezza reale e digitale: «Un io indistinguibile dove è inutile affannarsi per essere moralisti, timorati di Dio, benefattori, filosofi, matematici, scrittori, ladri, economisti, designer, artisti, criminali, santi, ... tanto questa Terra si scrolla e butta giù tutto, spazza via uomini e bestie, maghi e sacerdoti, ogni cosa ... mettendo ordine tra parassiti e vermi, tra virus e sudditi, tra ricchi e massoni, tra merde e politici, che poi sono sempre la stessa cosa. La Terra ci piscia addosso a tutti e ci affoga nel fango o nell’oceano, sotto una montagna di detriti, i nostri. Qui, dove io sono, non esiste la distinzione tra Natura e Cultura, tra Ignoranza e Sapienza, tra Morale ed Etica. Gaia è la nostra madre, mater dei, materia che ci uccide tutti, Gaia muore insieme a noi, Gaia è meravigliosa, Gaia è una stronza, Gaia scienza un cazzo, Gaia vaffanculo!». 

Buona lettura.



[...] ma fino a quando le idee non diventeranno materia nulla può succedere contro natura, nulla contro la verità che sfugge, che non si fa afferrare, contro la complessità della struttura delle cose, contro il caos della materia che si trasforma in continuo, divenendo somma di cause ed effetti, sintesi di piacere e dolore, di sofferenza e calamità tanto amate dagli dèi, dèi che amano restare in cielo, che mandano giù il loro cielo, un cielo di igitur, di dunque, di eppure, eppure il cielo esiste, il cielo resiste, persiste, tanto che è sceso sulla terra;

ora è materia caotica, miscuglio di ossa e sangue, di acqua e muscoli, di materia grigia e callosa, di minerali e calore, eppure sono «Uno», un’entità unica e irripetibile, una donna che pensa e argomenta, che si pone domande e prova a darsi delle risposte, che comprende che di fronte alla natura, un essere umano o un animale, una quercia o una rosa, un pilastro di cemento e ferro o una statua di marmo, o di bronzo, sono la stessa cosa, materia che muore e rinasce, che si sbriciola e si ricompone, che cambia stato ma non essenza, essenza che è sempre doppia, dove nulla è buono e niente è cattivo, nulla è giusto e niente e sbagliato, nulla è vita e niente è morte, tutto è nato e tutto deve morire, fino a divenire «Uno», ridivenire «Uno», vivere in «Uno», morire in «Uno», un «Uno» che ora è doppio, di un «Uno» che ha dovuto sdoppiarsi, dividersi, sbriciolarsi in una moltitudine di esseri, nascere e morire all’infinito, divenire moto e stasi, pace e guerra, religione e scienza, bene e male, corpo e anima, contraddizione e dubbio, domande e risposte, in un eterno fluire, in un eterno ritorno, dove la ragione non può venirne a capo, venire in «Uno»;

 ora è cielo, e la contraddizione è di questo mondo, noi essere umani crediamo nell’«Uno» ma seguiamo l’«Altro», crediamo in una cosa ma ne seguiamo un’altra, amiamo Dio ma seguiamo il demone, il demone che Ovidio ci ha tramandato “Vedo e approvo il meglio, ma seguo il peggio” «Video meliora, proboque, deteriora sequor», un labirinto di equilibri e squilibri, un labirinto di armonie e disarmonie, un eterno dilemma, un’eterna ghirlanda brillante, un groviglio di se e di ma, di sé e di mantra, di ora e di mai, di tutto quello che ancora non è stato fatto, di complicati contrappunti, di cose sempre uguali, di cose diverse di ora in ora, di ora io non so più cosa devo seguire se il peggio perché Dio non mi ha abbandonata o seguire il meglio perché Dio mi ha abbandonata;

ora è ancora cielo, cielo carico di dubbi, dubbi che sanno di vecchiaia, di esperienza, di passato, di antiche lotte, di antichi rituali e iniziazioni, di lontani predomini e potere, di guerre e conquiste, di razzie e distruzioni, di supremazie e troni, di lotte per la vita, di strategie per sopravvivere, per non morire, per trionfare, per odiare, per desiderare, per amare, dove anche le dolcezze sono tempeste, le carezze inganni, i baci tradimenti, le parole pietre, i pensieri armi imbattili, eppure si continua a temere, a voler cambiare lo stato delle cose, senza capire che i ghiacciai ridiverranno comunque acqua, l’acqua fiumi, i fiumi oceani, e gli oceani pioggia, e ancora arcobaleni, fulmini, saette, temporali, tempeste, uragani, distruzione e rinascita, totalità che ritorna «Uno», solido che ritorna gassoso, che ridiventa liquido, e poi ancora gassoso, solido, fluido, status quo, eterno «Altro», eterno ridivenire, eterna ghirlanda, eterna fatalità dell’universo, eterno destino del mondo, dell’Altro mondo, dell’essere umano che non riesce a comprendere che con lui o senza di lui le cose sono e diverranno ancora altro e poi se stesse, poi altro e di nuovo se stesse, cose che sono la stessa cosa, cose che non saranno mai la stessa cosa, lo stesso caos, caos e calma, caos calmo, e poi fuoco e acqua, terra e aria, cielo e cosmo, l’uno di fronte all’altro, l’«Uno di fronte all’«Uno»;

ora è cielo, Kosmos, cielo che si trasforma in sfera celeste, cielo da pianificare, cielo da controllare, cielo da etichettare, cielo pieno di etiche, di morali, di miti, cielo muto, cielo inquadrato, cielo diviso in costellazioni, in mappe stellari, in quadranti di astri, in asterismo, in isterismi collettivi, in figure mitologiche da tenere sott’occhio, di giganti e cigni, di orsi e serpenti, di granchi e carri, di croci e cinture, di chiome e pesci, di ammassi informi da sbrogliare, di galassie da armonizzare, di nebulose da dominare, da nominare, da rinominare, australe, boreale, austero, austrie, ostro per non rendere ostico il peregrinare, per orientarci, per occidentalizzarci, per recintare l’universo, per circoscrivere le stelle in triangoli, in quadrati, in quadranti, in quadri astrologici, in case, Prima casa, Seconda casa, in effemeridi, in congiunzioni positive, in influssi negativi, in pianeti contro, in Saturno contro, in Giove in Bilancia, in zodiaco, in nati sotto Saturno, sotto Venere, Venere in pelliccia, pelle d’Orsa Minor, perdiana, Diana della luce, di Artemide, di Luna crescente in oroscopi, in previsioni astrologiche, in preveggenza, per poi scoprire che è solo controllo degli eventi, solo previsione per prevenire sciagure, per scongiurare gli eccessi di tutti, per dominare domine e Dio, per bloccare gli Dèi, per recintare i loro moti, i loro passaggi, i loro influssi, un mare di influssi;

ora è mare, appunto, un mare che non puoi dominare, mare che non puoi sistemare, che non puoi fermare, non puoi contenere, non puoi calmare, mare che non ha strade da lastricare tant’è inafferrabile, mare che è vagabondo, imprevedibile, mare che è materia in movimento, è moto ondoso, è un onda che ti travolge, uomo in mare, «ma un uomo in mare che vita fa? non sa se andare di qua o di là. Scubidù, scubidù puoi capirmi solo tu», mare che ti spazza via e ti trascina giù, così come ha travolto me, uno tsunami dell’anima, un tumulto dell’anima mi ha trascinata giù, nessuna sirena è venuta in mio soccorso, perché ero sorda ai richiami, Nessuno mi ha legata a quell’albero maestro, a quel pilastro del cielo, albero che è venuto giù e mi ha spezzato la schiena;

ora è cielo, cielo che ribolle, cielo che sa di pulviscolo stellare, frammenti di meteoriti misti a plancton corpuscolare, luce che si propaga e irradia ogni spazio, ogni interstizio dell’universo, una luce che è brillata, forte, inondante, che ha travolto con un boato anche la mia casa, le mie cose, le mie ossa, la mia pelle, la mia testa, in un lampo è venuto giù l’universo, il mio mondo è crollato, un enorme sbuffo d’acqua di balena, di balena bianca accecante, ha espirato tutta la rabbia soffocata nel fondo, nel profondo, ha eruttato un’infinità di particelle digerite, corpuscoli insignificanti pronti a morire definitivamente, protocellule sminuzzate, kriller distruttivi, ferraglia devastante, bentos esplosivi, tutti stipati in un gigantesco spruzzo d’acqua che ha creato un’onda d’urto bestiale, travolgente, definitiva, facendomi saltare in aria dalla poltrona, sbattuta conto la libreria che già collassava verso di me, sbattuta contro una pila di libri che tremavano verso di me, che tramavano di arrestarsi contro di me con le loro costole spigolose, con i loro dorsi incisi a pieno titolo, titoli incisivi, titoli ferini, titoli che saltano agli occhi, che si sono conficcati in un occhio, sfondata la lente dell’occhiale, dell’occhio sinistro, quello astigmatico, quello ipermetrope, di quello che chiudo per fare l’occhiolino, che ha titolo da vendere, da vedere, titoli sparpagliati, un’orda di parole montate “un terremoto verbale con molti epicentri”, di un verbo che monta, di Montale e quale, una granata di lettere, di punti, di virgole, di numeri, briciole di carta, di costole, di filo refe sfibrato, di mille pagine squinternate, distrutte in mille pezzi, galleggianti nell’aria, vaganti, che si sono impastati con la polvere della mia casa, delle mie cose, della carta da parati, delle fibre delle tende, dei residui dei tappeti, di tegumenti di acari, di scaglie di pelle di sicari, di pelle tatuata, di gocce di sudore freddo, di granuli di polline, di frammenti di muffe, di funghi, di polvere di intonaco, di angherie, di alghe dell’acquario, di algoritmi sotterranei, di algide connessioni sottomarine, di sabbia, di briciole di stucchi, di calce, di schegge di vetri dei quadri, di olio di lino, di essenza di trementina, di lampadario che oscilla, che vacilla per una stanchezza appesa, di piume di uccello, di barbule, di penne d’ala remigante, della coda, tutte della mia cinciallegra, trafitta come me dal colpo di coda della megattera, da uno schiaffo infuocato che ha buttato giù la parete sinistra e spezzato il pilastro che reggeva il tetto del primo piano che ora è sopra di me, tramortiti entrambi da un lobtailing fuori sincrono con il nostro respiro, con il nostro comodo vivere, uccisi da uno schiaffone scucchiaiato così forte dall’ordigno esplosivo cucito addosso alla cintura piena di plancton di chiodi, di pallini d’acciaio, di viti, di bulloni che è deflagrata nel ristorante sotto casa, l’oceano di musica e bandiere è di colpo diventato silenzioso in questo triste cielo di novembre, cielo dominato dalle Pleiadi, cielo minato nel grande quadrato, un en-plein, un en plein air per il periplo, dalla doppia vu di Cassiopea, da una «W», una doppia cintura a vu che esplode a zig-zag, di bianche colombe, di falchi, di franchi tiratori, di albe dorate esplosive, di albe iniettate di sangue, di albe di ferocia, conseguenti, di Aldebaran nel Toro che carica, che insegue e sbuffa con gli occhi iniettati di sangue;

ora è cielo, un cielo che piange, un epicedio verrà scritto per la mia anima, qualcuno lo reciterà e io sarò pronta ad ascoltare, a sentirmi inutile, a non avere più progetti, idee sul futuro, sul mio futuro, a non poter scrivere sui fatti, sul da fare, sotto questa luna scheletrica, questa luna vigliacca, questa luna kamikaze che mi ha falciato, sono stata sommersa da un onda d’urto terroristica, da un’ondata di virulenza senza punti, senza punti d’appoggio, di scritte amare, di parole truci, di parole intraducibili, di parole tradotte, di tradotte di troppo, di truppe tradotte, tra dotti estranei ai fatti, di fatti traditi, di tradizioni turche, di tradizione tradita, di traduzione tradita, di non poter tradurre più libri di autori turchi, di non poter più sentire lo gemere dei torchi, di libri traditi, di libri a quattro mani, di libri ottomani, di luna e stella bianca, di notte bianca, di notte stellata, di stelle a strisce, di cattiva stella, di falce di luna, di Artemide, di luna trivia, di luna triviale, di viale del tramonto, del tramonto dell’essere, dell’essere in testa, dell’essenza dei testi, di editori, di dei e di tori, dei testicoli di toro come protuberanze rotonde, di nostra Signora di Efeso, di Nostra Signora dei Turchi, di Bene e di Male, di mezzelune ammainate.
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Etichette: INGEGNI Edizioni, l’Hybridamente

Nostra Signora dei Turchi - Carmelo Bene (1968)



« ... geniale parodia della vita interiore", un Des Esseintes smontato e irriso. Nossignori. È ben altro. È il più bel saggio, in chiave di romanzo storico, su quel mio sud del Sud»
Carmelo Bene, Nostra Signora dei Turchi
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Etichette: À rebours, Carmelo Bene, Des Esseintes, Huysmans, Nostra Signora dei Turchi, Sud

lunedì 26 febbraio 2018

Peace for Triplo Piano




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Etichette: Henry Segerman, Vi Hart

sabato 24 febbraio 2018

SEASONS - Sam Yurkovich


SEASONS from sam yurkovich on Vimeo.



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venerdì 23 febbraio 2018

Stop-motion - Corti di Romeo Bosetti (1912) e di Émile Cohl (1910)




Questo video viene spesso confuso con il corto diretto nel 1910 da Émile Cohl “Mobilier Fidele”. Subito sotto:

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Etichette: Animazione, Corto, Émile Cohl, Romeo Bosetti, Stop-Motion

giovedì 15 febbraio 2018

Pierfrancesco Favino a Sanremo




Pierfrancesco Favino a Sanremo 2018


Pierfrancesco Favino a Sanremo recita un brano tratto da “La nuit avant les forêts” di Bernard-Marie Koltès.
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Etichette: Bernard-Marie Koltès, Pierfrancesco Favino, Sanremo2018

domenica 1 febbraio 2015

L’ultimo amore - Vinicio Capossela




Fresca era l’aria di giugno
e la notte sentiva l’estate arrivar
Tequila, Mariachi e Sangria
la fiesta invitava a bere e a ballar
lui curvo e curioso taceva
una storia d’amore cercava
guardava le donne degli altri
parlare e danzare.

È quando la notte è ormai morta
gli uccelli sono soliti il giorno annunciar
le coppie abbracciate son prime
a lasciare la fiesta per andarsi ad amar
la pista ormai vuota restava
lui stanco e sudato aspettava
lei per scherzo girò la sua gonna
e si mise a danzar.

Lei aveva occhi tristi e beveva
volteggiava e rideva ma pareva soffrir
lui parlava stringeva ballava
guardava quegli occhi e provava a capir
e disse son zoppo per amore
la donna mia m’ha spezzato il cuore
lei disse il cuore del mio amore
non batterà mai più.

È dopo al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
lei raccolse la gonna spaziosa
e ormai persa ogni cosa
presto lo seguì.

Piangendo urlando e godendo
quella notte lei con lui si unì
spingendo, temendo e abbracciando quella notte
lui con lei capì
che non era avvizzito il suo cuore
e già dolce suonava il suo nome
sciolse il suo voto d’amore
e a lei si donò

Poi d’estate bevendo e scherzando
una nuova stagione a lui parve venir
lui parlava stringeva inventava
lei a volte ascoltava e si pareva divertir
ma giunta che era la sera
girata nel letto piangeva
pregava potere dal suo amore
riuscire a ritornar.

È un giorno al profumo dei fossi
lui invano aspettò di vederla arrivar
scendeva ormai il buio e trovava
soltanto la rabbia e il silenzio di sera
la luna altre stelle pregava
che l’alba imperiosa cacciava
restava l’angoscia soltanto
e il feroce rimpianto
per non vederla ritornar.

Il treno è un lampo infuocato
se si guarda impazziti il convoglio venir
un momento, un pensiero affannato
e la vita è rapita senza altro soffrir
la poteron riconoscere soltanto
dagli anelli bagnati dal suo pianto
il pianto di quell’ultimo suo amore
dovuto abbandonar.

Lui non disse una sola parola
no, non dalla sua gola un sospiro sfuggì
perchè i gendarmi son bruschi nei modi
se da questi episodi non han da ricavar
così restò solo a ricordare
il liquore non pareva mai finire
e dentro quel vetro rivide
una notte d’amor.

Quando al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l’alba imperiosa cacciava
a lui restò solo il rancore
per quel breve suo amore
che mai dimenticò.


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Etichette: L'ultimo amore, Vinicio Capossela

mercoledì 17 dicembre 2014

13 Dicembre 2013 (iPhone –> Note)

A,
Bra,
Ca,
Dabra …
Alfabeto Magico!
• Alle 21:15 su RaiRadio3 hanno trasmesso una serie di brani con voci strazianti e musica interessante, da riascoltare… Scaricare il podcast rai (anche per capire che opera è). Il tutto oggi si addice al mio stato d’animo.
• Strana parola: Paupulo = verso del pavone. [#Neologissimi = fare il verso ad un pavone pugliese?]
• Provo a buttare giù due o tre cose sull’articolo per A.S. sulle Date:
«[“Si ritrovò quasi al penultimo piano, tra un mercoledì e un venerdì di scarto. Un giovedì mezzano.  Pochi gradini ancora e dal ballatoio del sabato sera sarebbe sgusciato dritto sul terrazzo, sotto un sole cocente che sapeva di Domenica (Il luogo di Dio). Domine@Dio. Una volta lassù, si ricordò che l’amico del giovedì rideva ancora, e con lui il portiere arrivato il lunedì dell’Immacolata oltre alla nuova inquilina che ha traslocato la settimana scorsa”]».
• #Fatespazio per #scritturebrevi = manoscritto datomi <-> mano,  scritto d’atomi <-> manoscritto da tomi.


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Diconodioggi e Pagina99we - 29 novembre 2014 
Foto di Pagina99we (Anno 1 N. 72 - 13/19 dicembre 2014)


Dal 22 febbraio 2014 mi sono messo a giocare con Diteci di oggi. 
Sopra il mio 30° contributo che ha trovato spazio sulla pagina 46 di Pagina99we. 
Qui lo schema e le regole del gioco lanciato da Antonella Sbrilli su Diconodioggi



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Etichette: @diconodioggi, Antonella Sbrilli, Diteci di oggi, pagina99we

domenica 14 dicembre 2014

Nuova Era: Calendario Chirichiano

Ho rivisitato la dinamica delle sfere celesti (le stelle le vedevo già da solo a 38° e mezzo) e la nuova suddivisione del sistema planetario mi ha suggerito, insieme alla legge dell’ottava (vedi sigillo di Giordano Bruno e di Leonardo) una nuova organizzazione dei giorni e dei mesi in 4 octamane mensili.
I giorni, che ho chiamato «Quidie» (sintesi del “Qui ed Ora” giornaliero, ma per tutti i giorni di un anno) sono 8, suddivisi nell’ordine di 4 materiali e 4 spirituali come è la suddivisione degli 8 pianeti del sistema Solare, 4 solidi e materiali (Mercurio, Venere, Terra e Marte) e 4 gassosi e spirituali (Giove, Saturno, Urano e Nettuno).
I primi 4 quidie (con nomi dedicati ai Latini) sono di duro lavoro, fatica fisica e cognitiva (tipico degli uomini) e i secondi 4 quidie (con nomi dedicati ai Greci) sono di puro divertimento, fatica mentale e intuitiva (tipico delle donne), quindi, per 4 quidie si lavora (3 per il proprio datore e 1 per lo Stato) e per altri 4 quidie si fa sport, ci si dedica ai propri hobby, alle arti e ai viaggi (a proprio piacimento). I mesi sono 11 (6 corti di 33 quidie e 1 lungo di 35 quidie, quando l’anno è bisestile sono 36). (…)


Oggi, per voi è il 6 dicembre, con il calendario della Nuova Era, è l’ultimo degli otto quidie della prima octamana dell’ultimo mese. Il cronometro segna il numero: 340 [33x10+2+8(
41ª)]. Vuol dire che oggi è la 41ª Poseidonidie, di un anno non bisestile dedicato alle attività spirituali, la musica. (…)
Spero che la Sublime armonia del nuovo calendario inizi a governare anche il vostro animus personale.  
Dixi et salvavi animam meam.


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Diconodioggi e Pagina99we - 6 dicembre 2014/ 8° quidie 41ª octamana 2014
Foto di Pagina99we (Anno 1 N. 71 - 6/12 dicembre 2014)
pubblicata su twitter da @Ninninedda

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Dal 22 febbraio 2014 mi sono messo a giocare con Diteci di oggi. 
Sopra il mio 29° contributo che ha trovato spazio sulla pagina 46 di Pagina99we. 




Qui lo schema e le regole del gioco lanciato da Antonella Sbrilli su Diconodioggi

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Inizio col dire che la distanza espressa in luce 
tra la Terra e il Sole è di 8 minuti (1 UA).  

Intorno al Sole orbitano 8 pianeti (4 solidi e 4 gassosi). 

L’umana specie è legata all’otto perché 8 è il numero che rappresenta l’equilibrio cosmico. 8 sono i trigrammi dell’I-Ching (64 è quadrato di 8), l’ottagono è la mediazione tra Cielo (cerchio) e Terra (quadrato), 8 i punti cardinali (4 principali e 4 secondari: Rosa dei venti), 8 le principali articolazioni degli esseri umani, 8⁸ sono i codoni del nostro DNA, ...


Sigillo di Giordano Bruno
8





Simbolo universale del “Fiore della Vita” 
interpretato da Leonardo da Vinci nel Codice Atlantico



Individuazione delle 4 octomane (2 nere maschili e 2 grigie femminili)
dal “Fiore della vita”
qui il link ad alcuni dei manufatti basati sul simbolo universale.








Appunti autografi con rimandi al calendario della Nuova Era

Quidie (come scansione quotidiana del Tempo)
Il tempo governa il nostro bioritmo e ogni istante è il risultato di un equilibrio dimensionale a noi consono. Ogni particella e ogni elemento fisico e psichico è soggetto alla legge dell’armonia (intesa come attrazione universale) che muove il nostro sistema solare, regolando e scandendo la nostra esistenza in maniera positiva o negativa. Molti di questi elementi influenzano e regolano costantemente i nostri giorni ma non sempre siamo coscienti della loro azione e dei loro effetti su di noi; spesso sono influenze che subiamo passivamente, altre volte invece, le trasformiamo in energia purificatrice rendendo i nostri periodi su questa Terra gradevoli, positivi e vitali.
Per trasformare in energia positiva ogni elemento che interagisce con il nostro piano dimensionale fisico e psichico, naturale e soprannaturale, ognuno di noi inventa nuovi metodi, nuove discipline, nuove terapie, nuove diete, nuove tecniche, le trasforma in dottrine, in manzie, in simboli, emblemi, paradigmi, principi, filosofie, leggi, assiomi, regole, diritti, doveri, fedi, annotando tutto e trascodificando l’essenza delle cose in disegni, quadri, sculture, architetture, musiche, poesie, ...  oppure adotta e accetta metodi universali riconoscendosi in essi. Alcuni, dopo l’esperienze, trascrivono le visioni e i cambiamenti in diari, almanacchi, lunari e calendari; altri invece, appuntano le trasformazioni e le continue evoluzioni degli elementi e degli eventi, riconoscendoli come idonei, giusti, sicuri, inquadrandoli, se soggetti alla scansione del tempo, in anni, mesi, settimane, giorni, ore, minuti, secondi, nanosecondi, ...

Qui, imparentandomi, ex cathedra (sic!), tra la schiatta dei visionari innovativi che trovano anche il tempo di illudersi profeti in patria (sic!), scoprirete tra le righe del foglio autografo sopra linkato, alcuni dei meccanismi, le innovazioni e le logiche morali e numerali soggette ai valori universali che governano e scandiscono questo mio calendario chirichiano (sic!), che oltre a regolare il tempo inteso come rapporto degli eventi che segnano il percorso evolutivo di un’intera esitenza terrena, presenta le connessioni e il ritmo per goderne appieno. Naturalmente chi come me si arroga il diritto di regolare o organizzare il tempo inventando un nuovo calendario è un individuo senza freni mentali che sfocia senza ritegno nell’allucinazione utopistica anche per il gusto di plasmare a proprio piacimento la realtà e permettersi il lusso di cambiare il nome alle cose e di attribuirle un nuovo sacro valore universale. Forse in futuro ne scriverò un libro, se ne avrò il coraggio o l’ispirazione; il titolo potrebbe essere questo:


F. Chirico
Nuova Esperia
e altre utopie
 
dedicato ad Antonella Sbrilli e Luigi Scebba 
 
Anno chirichiano (suddivisione del tempo siderale)
L’anno è diviso in 11 mensilità - Ogni mese ha 33 quidie (giorni) suddivise in 4 octamane (8+8+1+8+8), eccetto il sesto mese, centrale, che ne ha 35 (36 quando l’anno è bisestile). Ogni mese ha una festività nazionale, che cade il 17° quidie, centrale tra le 4 octomane [inseriti come intervallo, tra due periodi di 16 quidie di un mese (2 octamane)], eccetto nell’anno bisestile, ché il mese centrale ne ha due. In pratica ci sono 12 festività nazionali e 2 quidie dedicate alla Luna (ovvero potrebbero essere 11 festività e 3 quidie dedicate alla Luna).
Le 11 quidie in più, centrali, fuori dall’equilibrio delle octomane, sono chiamate Heliosdie (in onore al Sole), mentre i 2 in più nel mese centrale, il sesto, il più lungo con 35 quidie (18° e 19° quidie) sono chiamati Lunedie.
Continuando a leggere scoprirai che ogni octamana corrisponde ad un intervallo di un’ottava e che ogni quidie vibra come una nota: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La Si, eccetto l’ultima che vibra un’ottava superiore: DO. Che ogni anno inizia e finisce sempre con lo stesso quidie, il 1° è sempre un Mercudie e il 365° un Poseidondie. In questo modo quando ci si riferisce al 32° Zeusdie, si è certi che si parla dell’ottavo mese (4 octamane al mese x 8 mesi: 4x8=32), precisamente del 30° quidie dell’ottavo mese (8+8+1+8+5) o del 242 quidie dell’anno (33+33+33+33+33+35+33+30=242) non bisestile.

Quidie (nomi delle 8 quidie)
Le prime 4 quidie sono dedicate ai 4 pianeti più vicini al Sole, sono pianeti duri, solidi (nell’ordine: Mercurio, Venere, Terra e Marte). Queste prime 4 quidie materiali esprimono al meglio il duro lavoro, fatica fisica e cognitiva, attività tipiche del mondo maschile. La definizione onora la lingua latina.Le seconde 4 quidie sono dedicate ai 4 pianeti più lontani dal Sole, sono pianeti gassosi (nell’ordine: Giove, Saturno, Urano e Nettuno). Queste seconde 4 quidie sono spirituali esprimono al meglio il puro rilassamento, la fatica mentale e intuitiva, attività tipiche delle mondo femminile. La definizione onora la lingua greca.

1 - Mercudie (quidie di Mercurio) -> Do
2 - Venusdie (quidie di Venere) -> Re
3 - Terradie (quidie di Terra) -> Mi
4 - Martedie (quidie di Marte) -> Fa
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5 - Zeusdie (quidie di Giove) -> Sol
6 - Kronosdie (quidie di Saturno) -> La
7 - Uranosdie (quidie di Urano) -> Si
8 - Poseidondie (quidie di Nettuno) -> DO (ottava superiore)

Octomane (durata di 8 quidie)
Ogni essere di questo nuovo mondo utopico, dedicherà la metà del proprio tempo a lavorare sviluppando la propria indole naturale (diversamente cambierà lavoro fino a trovare quello che gli si confà), cioè eserciterà un’attività fisica e mentale per la quale si è portati, e nell’altra metà invece la dedicherà agli hobby, a viaggiare, meditare, pregare, scrivere, leggere, danzare, scolpire, dipingere, musicare, cioè ad esercitare e a frequentare le attività legate al mondo artistico e culturale. Il motto sarà “Corpo e Mente, l’un dell’altra comburente” una sorta di mens sana in corpore sano, perché il vero cibo che fortifica un essere umano è il delicato equilibrio dei propri doveri e dei propri piaceri.

I giorni di lavoro sotto tutti concentrati in 4 quidie, per ottimizzare il tempo operativo e sui costi degli spostamenti da casa per i luogo di lavoro (meno tempo perso nel traffico, meno smog, meno stress, ...). Le ore di lavoro sono sempre 40 (10 per ogni quidie), 30 ore sono dedicate al proprio datore di lavoro e 10 ore invece allo Stato (manutenzione strade e giardini pubblici, assistenza anziani e bambini, turni di vigilanza e assistenza nelle biblioteche pubbliche, manutenzione scuole, asili, siti e aree archeologiche, supporto nell’organizzazione di eventi e mostre, ...). In questi giorni così come nelle successive 4 quidie spirituali ci si dedica anima e corpo senza rinunciare a sacrifici e ad altruismi. Il compenso delle proprie prestazioni cresce con la propria partecipazione ed abnegazione, sempre da esercitare nelle sacrosante ore di lavoro, senza sacrificare un minuto di più, non necessario. In questo modo ognuno avrà un lavoro e non esisterà la disoccupazione.

Si inizia a lavorare dal compimento 24 anni. Nei primi otto anni di vita si viene educati ad ogni tipo di attività ricreativa e ludica, spirituale e religiosa. La propria famiglia è il luogo pertinente alla crescita. Nei primi 4 anni si è affidati ai genitori (i ruoli sono interscambiabili ma i primi due alla madre [allattamento, ...] e i secondi due al padre, sia essi reali o putativi) nei successivi 4 anni invece si viene affidati, oltre alla famiglia, anche a centri di educazione e benessere spirituale, affinché attraverso maestri d’arte e d’ingegno si scopra e si sviluppi la propria indole naturale. In questi 4 anni (così come in ogni altro ciclo di crescita fino ai 24 anni) ogni essere oltre a divertirsi e a trastullarsi con ogni gioco e divertimento, deve imparare e predisporsi a conoscere e a sviluppare un’attitudine all’agricoltura e alle culture idroponiche, alla pesca e quindi al nuoto, alla botanica e allo sviluppo delle specie vegetali, alla caccia e alla sopravvivenza in caso di carestie e disastri ambientali; partecipa anche alle attività lavorative per lo Stato (mai come sfruttamento ma come attitudine a sviluppare il senso del dovere fin da piccoli), ognuno con le proprie capacità. Negli ultimi 4 anni si inizia ad essere predisposti alla meditazione e alle discipline yoga, alla preghiera e al raccoglimento, a tecniche di rilassamento e alle arti marziale come tecniche di autodifesa, a discipline di autocontrollo e a discipline olistiche e di autoguarigione. Nei secondi otto anni di vita, tutti dedicati alle istituzioni scolastiche classiche e scientifiche (4 anni alle scuole inferiori e 4 alle superiori) si raggiunge la maturità spirituale e fisica, e si è pronti negli ultimi otto anni a concentrarsi e a perfezionare le scuole universitarie per la propria indole. Come sempre lo scenario delle attitudini legate ai giorni scolastici sarà suddiviso in 4 quidie di studio con letture di letteratura classica e straniera e alla scrittura, quest’ultima tutta manuale e deve avvenire su carta, e le seconde 4 quidie di attività reali e sperimentazioni artistiche, scientifiche, tecniche e sportive, ognuna con sviluppi alle realizzazioni e manutenzioni delle opere dell’ingegno nonché alle corrette utilizzazioni delle risorse terrene presenti e future: nuovi sistemi di purificazione dell’acqua e dell’aria, metodi di produzione di cibo, nuovi metodi di costruzione di bacini idrici, ... A queste si aggiungono le lezioni e le attività legate alla sessuologia e alla spiritualità. Negli ultimi otto anni dedicati alle Universitarie ci si specializza nel proprio campo di interessi e si diventa ingegneri, medici, professori, politici,

Questo calendario non ha quidie dedicate a santi o festività religiose (giacché ognuno avrà una propria fede che svilupperà appieno nelle seconde 4 quidie di ogni octamana) giacché le prime 4 quidie sono dedicate a grandi uomini (Einstein, Platone, Fibonacci, Leonardo, Pitagora, Michelangelo, Prometeo, Gandhi, ...) e le seconde 4 a grandi donne (V.Woolf, Giovanna d'Arco, Penelope, M.Curie, Nefertiti, Madre Teresa, Callas, Marylin, Saffo, ...). Suddivisione che presenta una nuova visione della società e di Stato laico, non più soggetto a condizionamenti di fede e regole religiose. Forse in questo modo avremo meno alienati, stressati, depressi e tutti potremo goderci la nostra vita terrena in pace con Dio e con gli uomini, alieni permettendo :)


Cerchi nel grano: 4 Octomane (Yin e Yang) espresse nel Crop Circles di Cliffords Hill  


“Chi è più insensato e stupido, che quello che non vede la luce? Qual pazzia può esser più abietta, che per raggion di sesso, esser nemico all’istessa natura….
Mirate chi sono i maschi, chi sono le femine. Qua scorgete per suggetto il corpo, ch’è vostro amico, maschio, là l’anima che è vostra nemica, femina. Qua il maschio caos, là la femina disposizione; qua il sonno, là la vigilia; qua il letargo, là la memoria; qua l’odio, là l’amicizia; qua il timore, là la sicurtà; qua il rigore, là la gentilezza; qua il scandalo, là la pace; qua il furore, là la quiete; qua l’errore, là la verità; qua il difetto, là la perfezione; qua l’inferno, là la felicità;….
E finalmente tutti vizii, mancamenti e delitti son maschi; e tutte le virtudi, eccellenze e bontadi son femine. Quindi la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza, la bellezza, la maestà, la dignità, la divinità, cossì si nominano, cossì s’imaginano, cossì si descriveno, cossì si pingono, cossì sono.
E per uscir da queste raggioni teoriche, nozionali e grammaticali, convenienti al vostro argumento, e venire alle naturali, reali e prattiche…”
De la causa principio et uno
Giordano Bruno






E poi troverò il nome per ogni mese (se continuerò a chiamarli mesi), poi un nome per gli anni perché ogni anno sarà memorabile, indagherò se la vita impegnata dovrà finire a 64 anni (8⁸) o a 72, oppure qual è l’età giusta per andare in pensione, o se dovrà esistere un doppio livello di octamane (utilizzo dell’anno sfalsato di 4 quidie), perché se si lavora solo nelle prime 4 quidie, chi starà nei bar, nei cinema, nelle palestre, nelle scuole, nelle stazioni, negli stadi, nei tribunali, ... a servire caffè o drink, a proiettare film, a far eseguire esercizi di yoga o balli, a insegnare letteratura classica o fisica o geometria, a guidare treni o aerei, ad arbitrare incontri sportivi, a giudicare sui misfatti, ...? ... ... umhh ... ...

La riorganizzazione di una città e, in estensione, di uno Stato, così come la successiva o iniziale pianificazione del buon governo degli uomini e degli animali domestici, richiede uno sforzo immenso nel ricercare nuove figure umane integerrime e sagge oltre che ricche di virtù altruistiche, e che sappiano esprimere consensi unanimi e riescano a vertere ad un sano controllo, ad un continuo sviluppo, ad una equa pianificazione, e alla messa in opera di idee portatrici di benessere e giustizia. Tutte buone intenzioni da dedicare in avvenire per arrivare ad una Nuova Esperia, perchè quella nella quale viviamo oggi è in brutte, brutte, brutte mani.
Ad maiora

Pubblicato da NostraDannus alle 15:15 Nessun commento:
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    Sei una favola (Poesia) - Non è per il tuo bacio di mattone. Nemmeno per la tua pelle di legno (i nodi si sentono appena). Non è per il tuo abbraccio di paglia (quello toglie i...
    5 settimane fa

Treccani, l'enciclopedia italiana

Concinnità

Vocabolario on line

concinnità s. f. [dal lat. concinnĭtas -atis, der. di concinnus «concinno»], letter. – Armonia dello stile o del discorso, che risulta da una conveniente disposizione delle parole e dei suoni e ha insieme eleganza e semplicità: la c. è dote rara nei poeti; bellezza è una certa grazia, la quale nasce dalla c. di più membri (Firenzuola); certa eleganza di scorci e frasi, certa c. di dizione, è solo in Toscana (Carducci).

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NUME RETTO

Sette le note, sette i colli e le celesti sfere,
da ammirare tutte le sere
da suonare all’infinito, da contare con un dito.
Sette i saggi, sette le Meraviglie,
sette i peccati che ci assomiglian,
di ogni colore senza contorni,
di un arcobaleno per sette giorni.

Conta i pianeti, conta gli accordi, la settimana

conta i suoni di ogni campana

conta i peccati, conta i colori e i sacramenti

ma non contare mai gli anni dei presenti.


Sei le facce del cubo, sei-sei-sei (666)
contro ogni Setta e i falsi Dèi
del Creato finito il sesto giorno,
del Re e della sua Stella per il nuovo ritorno.
Sei gli alveari, sei le melliflue celle
poi l’esagramma dell’I Ching che muta ribelle
del matrimonio senza mestizia,
dei pitagorici e della giustizia.

Conta il Sigillo, conta le Squadre e i Compassi
ma non contare sui semi finiti sotto i sassi;

conta i Profeti, conta gli assatanati e i Mutamenti

usa la KaBaLa e i suoi procedimenti.


Cinque le dita, cinque i sensi,
più se li conti più se ci pensi;
più del Pentagono più della Stella,
più del pentagramma, più della iella.
Cinque i sacri Libri, cinque la Terra
nella quintessenza che ci sotterra,
di ogni uomo i suoi prolungamenti,
delle popolazioni nei grandi continenti.

Conta gli arti, conta le dita per tutti i sensi

conta le dritte righe per i suoni immensi,

conta gli Anelli Olimpici, conta le razze multicolori

diventa campione mettendoti in gioco non per gli ori.


Quattro i semi e gli elementi
da puntare con le carte e gli esperimenti;
della famiglia e dell’eterna Gaia:
infanzia, gioventù, maturità e vecchiaia.
Quattro le stagioni e i punti cardinali,
dei quarti di Luna per i lupimannari,
per ogni incrocio da attraversare,
per ogni viaggio per i quattro mari.

Conta gli Evangelisti, conta le fasi e i venti

per toccare nuovi porti con altri adepti attenti;

conta i semi nel gioco, conta gli assi e i pilastri

usa la bussola, ma orientati con il fuoco degli astri.


Tre le Grazie e il numero perfetto,
tre il triangolo e la forma del gentil sesso
tre alla partenza prima del via,
tre i “mea culpa” sul petto e così sia.
Tre i Re Magi, tre i regni d’Egitto,
la Trinità nel nome di Cristo;
tre i processi in ogni azione finita,
leggi la Divina Commedia... è la vita.

Conta i colpi alla porta, conta le Parche e il divino

conta Giuseppe, Maria e Gesù bambino,

conta passato, presente e futuro, conta parecchio

vedere il mondo con il terzo occhio.


Due gli opposti, due i punti per retta,
in ogni duello e nell’usa e getta
di ogni se stesso dentro lo specchio,
del bianco del nero, del pozzo e del secchio.
Due le facce :-( e :-), due i sessi
nell’accoppiamento e negli amplessi,
di ogni moneta lanciata nei campi,
sinistra-destra, giorno-notte, entrambi.

Conta il binario, conta il duetto e il riflesso

in ogni doppio... conta il proprio «se stesso»;

conta i binomi, conta i bis e i gemelli

viva le unioni e
i matrimoni senza gli anelli.

Tutti per Uno
... Uno per tutti,
vien sempre il primo, poi belli, brutti, ...
“Essere o non essere”, “Penso, quindi Sono”
unità, singolo o Mono.
Uno il perno, uno il punto.
colonna del mondo senza nessun congiunto.
Una la morte, uno l’inizio e il Sole,
uno il solitario e la zitella senza prole.

Conta per prima, conta il pre e il primogemito

del Nume in ogni principio sempre congenito;

conta l’asse, conta il single e chi è solo

viva tutti i numeri e VIVA IL LORO RUOLO.



Franco Chirico

TraTarT
- Silloge del disagio della Musa
2
009 - Ed. IngEgnI
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Ovunque vago mi protegge il santino di Grace (ma nana) (ma cazzara santa)

Ovunque vago mi protegge il santino di Grace (ma nana) (ma cazzara santa)
Ora il mio blog non è più sfigato, circondato da influenze negative, o infestato da fantasmi che minacciano la NON demenzialità dei miei post. Da oggi la soluzione è stata trovata! Ho inserito (in_sè_rido mi piace di più) nel mio sito il Santino di Santa Cazzara (cit. Robydick), e mi sono assicurato in un colpo solo: a) protezione dalle influenze diaboliche e/o cattoliche; b) aumento dell'interesse generale dei visitatori nei confronti del mioo blog; c) allungamento del pene. Fallo anche tu ne troverai giovamento... clicca sul santino

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