venerdì 11 maggio 2012

IL CANTO DEL CIGNO




Ciò che conta è il canto
e quel che canto non è per tornaconto.
Canto il canto del disincanto
e canto perché l’incanto
del canto torna e ritorna
più volte accanto.


Canto tanto e intanto
sento che sono sempre pronto
a cantare quel che racconto.
Conta per me tanto!
E il canto mi dà tanto ...
anzi, più di tanto.


Torno ogni tanto
con un nuovo canto
e ciò che conta è il canto

che mi incanta.



Canto, canto e ancora canto
e mai mi stanco.
Canto, canto e di nuovo canto
e mai una volta soltanto.
Canto contento e canto attento
perché ogni canto
mi rende contento
perché il canto
per me conta tanto
anzi, più di tanto.


___________
Di(s)sincanto.

venerdì 27 aprile 2012

SAPORIERA - Neologismo (2)


Mi passi il sale per piacere?, Mi allunghi la bottiglietta dell’olio e dell’aceto!?, Mi dai quel coso ... quella roba lì con l’olio, sale, pepe... ...,
Mi passiiiiiii ... immhh!, e mille altre espressioni del genere. 



Quante volte ci siamo ritrovati ad un tavolo con altri commensali (e pepe)  chiedendo in tanti modi possibili di quell’accrocco formato da quattro cose (non sempre tenute insieme) indipensabili a condire le pietanze?! Ogni volta usiamo un’espressione diversa, tipo: acetoliera, acetiera, saliera, ... aggiungendo scoraggiati “anche il pepe per favore”, “anche gli altri condimenti, naturalmente!”.


Alcuni giorni orsono, durante una delle solite pause pranzo, mentre aspettavo insieme ai colleghi che arrivasse la mia ricca insalatona mista, ho incominciato a guardarmi intorno per capire se sul tavolo di servizio c’era il kit per i condimenti. Non vedendolo, mi sono posto l’obiettivo di chiederlo, al primo cameriere che capitava a tiro, chiamandolo con un altro nome (non il cameriere). 

Quale poteva essere il neologismo che racchiudesse in un solo lemma il senso dei quattro principali prodotti usati per condire i cibi? Che parola potevo usare (perché il termine da usare doveva essere unico)? A quel punto qualcosa è scattato! Ho tirato fuori la penna e, girata la tovaglietta di carta, ho scritto di fila i quattro elementi:

Sale fino
Olio extra vergine d’oliva
Aceto di vino
Pepe nero macinato

Il naturale acronimo mi ha donato mezzo termine: SOAP. Dentro la testa è iniziata a fare capolino (e acetino :) una parola di senso compiuto, ma non mi convinceva. Ho anagrammato l’acronimo in tutte le permutazioni che avessero un senso: POSA-PASO-ASPO-APOS-SAPO-SOPA, e fra tutti ho scelto SAPO (forse per via di sapido). 

Su di esso ho ipotizzato nuove frasi di circostanza: Mi passi il Sapo per piacere?, M’allunghi il Sapo? ma era evidente che sapo non funzionava. Il foglio della tovaglietta non bastava più, i colleghi incominciavano a guardarmi male, ho buttato giù scrivendolo di traverso ciò che volevo dire per farmi portare gli odori, le spezie, i condimenti, i sapori, ... Sììì  SAPORI. Bingo! “SAPORIERA” (anche perché, se esiste saponiera, vaporiera, perché non saporiera??).


Ho alzato il braccio e alla cameriera che mi stava passando di fianco gli ho sparato, senza nessuna esitazione: 

«Cristina, può portarmi la Saporiera!?»
«Certamente! Gliela porto subito»
:-((

Ecco, che ci voleva!


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SAPORIERA = s. f. [der. di sapori]. – Oggetto presente dal 23 aprile 2012 sulle tavole di ristoranti, trattorie, ...  costituito da due ampolle, una per l’olio e l’altra per l’aceto, in genere di vetro o di cristallo o anche d’altro materiale (ceramica, porcellana, materia plastica), sorrette o tenute insieme da un supporto, generalmente di metallo o anche d’altro materiale, usato per condire e dare sapori alle vivande.  

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venerdì 20 aprile 2012

BORSEGGIOla


... o la Corsa o la Visa?!

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Autorapina.






La fortuna e la felicità di un individuo dipendono dall’auto che sceglie nella vita (più per questione di portafoglio che di giochi in Borsa). Anche se un dubbio nasce spontaneo: qual è l’auto migliore che non fa percepire la scelta come una rapina, un furto? 


Io il dubbio non ce l’ho mai avuto, e non ho mai percepito nessun furto o rapina, anzi con l’auto ci ho solo guadagnato. Nella mia vita da vagheggino, mi sono capitate tra le mani due auto (mi riferisco a quelle legate al modo di dire di sopra), ma solo una mi ha cambiato la vita. Ogni volta che ci salivo sopra, intendo sull’Opel Corsa, iniziava un’eccitazione, una libidine. Tra le mille fantasie (erotiche) mi ritrovavo a fare anche questa congettura: Opel (= pelo) Corsa (= sorca). Entrarci, era un gran piacere, così come farsi un giro stando comodo davanti o dietro (fare sesso in auto in realta è scomodo, ma dà una marcia in più).


È visto che qui ci si apre, cisi ...,  tirate fuori (dalla borsa) i vostri anagrammi salaci, le vostri paroline piccanti! Sia ben chiaro, non solo parole, intendo ricordi, fatti, farsi, ...
“Altro giro, altra Corsa” ... altre Borse, altre vite, le vostre!

venerdì 13 aprile 2012

giovedì 29 marzo 2012

Ment(r)e

Nella mente


In men che non si dica 
nemmen l’ho scritto!


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Scrivere contraddicendosi: mentre lo stavate leggendo, neppure lo avete notato.

domenica 18 marzo 2012

LASCIA IL SOGNO

Il Dj di “Radici nel cemento”?


Ho fatto un sogno
abbaiavo al sole
senza trovare le parole
e non mi vergogno.


Ho fatto un incubo
schiacciavo un pisolino
e perdevo un dentino
sbattendo al tubo.


Ho fatto una mezza dormita
ero un Dj in erba
fumavo pure il cruciverba
poi e finita.


Ho fatto un dormiveglia
che cazzo voglia dire
non so capire
presto prenderò una sveglia.


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Non è un Haiku, non è un Maltusiano, non è una Bosinada, non è un Efìmnio, ... ma sì, sì, è chiaro a tutti, è un ABBA (del resto la musica che gira sui piatti ne ha lasciato il segno).

martedì 13 marzo 2012

LA COSA - IL CASO - UN CAOS




Non cercare altrove
quello che ti appartiene
perché è dentro di te.
Riconosci quel che sarai
e vedrai ciò che sei.


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Un b(r)uco non sa che diventerà una stupenda farfalla, ma dà la vita per divenire altro (o per non cadere in fallo).



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martedì 6 marzo 2012

Volevo fortissimamente Volevo





Volevo parlare al vento
e tirare giù il firmamento
pagare a tutti pegno
e battervi le mani
ma non sono ancora degno
del mio domani.


Volevo restare un fiore
e diventare un colto precettore
tagliare le mie radici
e tirar fuori le ali
ma ho inforcato solo bici
senza pedali.

Volevo giocar d’astuzia
e sparpagliare la minuzia
abbracciarvi tutti quanti
e buttare giù Filistei e colonne
ma ho disprezzato i santi
figurarsi le madonne.

Volevo dar voce a voi
senza escludere amanti, moglie e buoi
far castelli in aria
e andare contromano
ma la mia vita sedentaria
mal sopporta il divano.

Volevo sputare in cielo
smettere di radermi contropelo
saltare giù ad occhi chiusi
e nascondere il cerino

faccio progetti pii e astrusi
ma resto sempre cretino.

Volevo 
inventare un gioco
e buttar parecchia acqua sul fuoco
stringere a tutti il collo
e a fare gli scongiuri
ma dei miei giorni sicuri
ho perso l’autocontrollo.

Volevo cambiare il mondo
e saltellare nel vostro girotondo
pagarvi con il baratto
e ascoltare ogni sospiro
ma son diventato matto
a prendervi tutti in giro.


Volevo fissar
 farfalle
nell’elettrico Moulin Rouge a Pigalle
oppure diventare un santone
senza suonare il violino
ma ora ho questa canzone
che ha un refrain cretino.

Volevo ascoltare la gente
e imparare a non far niente
 
parlare a denti stretti
e raccontare barzellette
ma a far satira ci rimetti

non paghi le bollette.

Volevo diventare grande
e spruzzar profumi e lavande
 
vivere come uno sceicco
e non giocare la cinquina
ma sono finito a picco
scolandomi la cantina.


Volevo disegnare fumetti
e dire “Chi la fa, l’aspetti

passare per un nuovo eroe
e fare il librettista
ma ho scritto come Poe
e l’Opera non s’è vista.


Volevo sognare ad occhi aperti
e non credere ai referti
uccidervi scientificamente
e saltellare sulla Luna
ma il mio fantasticar silente
non vi porterà fortuna.

Volevo passare alla storia
e ridere e far baldoria
 
evitare ogni ambasce
e farla pagare agli scaltri
ma son rimasto in fasce
i cresciuti siete voi altri.

martedì 28 febbraio 2012

Rispondere per le rime


Killer Tune - Art Print by  Enkel Dika



De Vulgare Eloquentia
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Tiè!





Dolce Stil Novo
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Ah ...mbè!



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martedì 21 febbraio 2012

FIBONACCI e altre conSEQUENZE




E a te che viene proporre espressamente, subparetimologizzando, ultrasuperidentificabilissimamente1
OmoProtoProTopoGlottoOmoFonoSobborgoColoLocorotondoLogo?2

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1Come Dante, nel suo “De Vulgare Eloquentia”, mi permetto parole con prefissi.
2Simile al primo sostituto del posto, studioso della lingua originaria e delle parole dai suoni simili, di un abitante esperto dei discorsi inerenti i sobborghi di Locorotondo.

In altre parole: a te glottologo nei pressi di Locorotondo che inventi lemmi superidentificabili e monovocalici lunghi una quaresima (da domani) cosa te ne viene proporre parole sub-paraetimologicamente popolari?


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L’altro ieri mi sono riavventurato nella spettacolare sequenza di Fibonacci e non avendo [sinonimo dialettale romano di “non son qui a vendervi questa cosa” > ma si accetta qualunque obolo(3)] altro a cui pensare e/o sgrugnare le meningi (era domenica pomeriggio inoltrato e avevo finito la mia dose quotidiana di domenica pomeriggio, mi avanzava solo una piccola parte di «è già mercoledì e io no») ho deciso di sfidare me medesimo, talmente tanto, che la mia testolina, propensa a sperimentare nuovi neologismi da piccolo Nomoteta del linguaggio, ha inziato ad abburattare tutta la farina a disposizione nel sacco (scroto escluso) per ottenere una polvere fine fine ... a che punto non lo so. 

Sistematica_mente, per via della predisposizione tassonomica (son una buona pastella d’uomo io e altrove son fusillanime, lo sapete), con siffatta farina, dato il periodo, ne ho fatto frappe. Oggi, anche se ho scritto questo post lunedì scorso, è martedì grasso e non serve aggiungere altro (solo che ricorre la migliore data palindroma possibile: 21-02-2012 = (21-II-12) = magia dei numeri), cioè non mi brigo di entrare in ulteriori quisquilie carnevalesche. Venendo al sodo, anzi al soldo, ho scoperto di essere un superbo frapperista (o frappista?... boh!) e per la prima volta in letteratura, con la sequenza numerica  ho iniziato ad impastare parole con i valori dei primi 10 numeri (escluso lo Zero <- farina): 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55  (= F10).

Mi spiego meglio: ho trovato una serie/frase di dieci parole, ognuna lunga quanto le lettere indicate nella sequenza. La cosa non è stata affatto semplice, ma conoscendomi, l’ho anche complicata un po'. La decima e ultima parola, lunga 55 caratteri, difficile da trovare in una lingua parlata e scritta (nel mondo terracqueo non ne ho trovato, o meglio, conosco solo “supercalifragilistichespiralidoso” che è di 33 lettere), ho dovuto inventarla, e non pago (ribadisco, non la vendo e non caccio un Euro -> giacché penuria pecunia), l’ho pure pensata monovocalica. Ho scelto tra le cinque vocali la tonda «O» (Giotto insegna), e da pugliese doc (1= uno = un o), l’unico posto (2) al mondo (2) con cinque «o» che mi è tornato in mente è stato Locorotondo (5). Una volta lì, parlare con l’esperto del posto è stato un gioco introspettivo (sic!).
Prosit!

Attualmente Wikipedia recita così:

Numeri Fibonacci e legami con altri settori

Chissà se un giorno qualcuno aggiungera alla voce “In letteratura”:

1 =
1 =
2 = te 
3 = che 
5 = viene 
8 = proporre 
13 = espressamente, 
21 = subparetimologizzando,
34 = ultrasuperidentificabilissimamente1  
55 = OmoProtoProTopoGlottoOmoFonoSobborgoColoLocorotondoLogo?2